I giovani e la scienza: come la pensano i Millennials del Sud, di A.Rubin e S.Leone

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Cosa pensano i giovani campani della ricerca scientifica? E quali differenze (o somiglianze) ci sono rispetto all’indagine condotta a livello nazionale?

I risultati dell’indagine condotta nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Giovani dell’Università di Salerno rivelano che la ricerca scientifica è l’istituzione che gode di maggior fiducia tra i giovani: a livello nazionale è il 78,8% degli intervistati ad attribuire «molta» o «abbastanza» fiducia e, tra i giovani residenti nella regione Campania, la ricerca scientifica ottiene il 77,7% dei consensi. Maschi e femmine sembrano differire in modo trascurabile nel grado di fiducia affidata alla ricerca scientifica, così come non sembrano verificarsi particolari mutamenti di opinione tra le diverse fasce di età. Anche nel campione campano non si registrano particolari variazioni in relazione all’età dei rispondenti ma, diversamente dai risultati nazionali, si rileva una differenza di genere: sono soprattutto i maschi (81,6%) a riporre maggior fiducia nella ricerca scientifica rispetto alle femmine (73,8%).

Un ulteriore aspetto che discrimina rispetto al giudizio riservato alla scienza è il livello di scolarità degli intervistati. Nel campione nazionale, tra coloro che possiedono un titolo universitario è l’81,3% a esprimere fiducia nella ricerca scientifica, mentre lo stesso giudizio coinvolge il 66,1% di coloro che hanno solo il titolo dell’obbligo. Una situazione non dissimile emerge anche dal focus regionale, dove, anche in questo caso, sono più di 8 su 10 i laureati che ripongono elevata fiducia nella ricerca scientifica, mentre condivide lo stesso giudizio il 71,1% di coloro che sono in possesso di un titolo inferiore al diploma. Analogamente, quanti dichiarano di avere scarsa fiducia nella scienza, pur essendo una minoranza, sono quasi il doppio tra chi possiede un titolo inferiore al diploma rispetto ai laureati.

A influenzare il giudizio non è solo il livello culturale individuale. Il contesto familiare risulta determinante rispetto alla fiducia riposta nella ricerca scientifica: più elevato è il livello culturale della famiglia d’origine, maggiore è la fiducia che i giovani esprimono.

Potendo disporre di domande sul titolo di studio conseguito o sul percorso di studi in essere, è parso interessante guardare la distribuzione dei gruppi di laurea degli intervistati e porla in relazione con il grado di fiducia nella ricerca scientifica. Rispetto al percorso formativo emerge che in Campania, così come a livello nazionale, i giovani che hanno più fiducia nel progresso tecnoscientifico sono in genere anche quelli che considerano positivamente il loro percorso scolastico. Non si rilevano invece differenze significative tra gli studenti di indirizzi scolastici e universitari diversi: sia i giovani dediti agli studi umanistici sia quelli dediti agli studi scientifico-tecnici esprimono livelli di fiducia piuttosto simili, cioè elevati, nei confronti dell’impresa scientifica.

Sono soprattutto le aspettative utilitaristiche sulle ricadute pratiche dello sviluppo tecnologico (e scientifico) a trainare la fiducia nella ricerca scientifica. I giovani italiani, infatti, nutrono grande fiducia, oltre che negli scienziati, nella possibilità che la scienza possa avere un impatto benefico sulla vita di tutti i giorni e, in entrambi i campioni, oltre sette giovani su dieci ritengono che grazie alla scienza e alla tecnologia ci saranno maggiori opportunità per le prossime generazioni. Il 70,7% dei ragazzi e delle ragazze in Italia – e similmente il 68,4% in Campania – ritengono condivisibile l’affermazione secondo cui la «scienza e la tecnologia stanno rendendo la nostra vita più sana, facile e più confortevole». Un risultato coerente con tutte le maggiori rilevazioni internazionali in materia di atteggiamenti dell’opinione pubblica verso la scienza e la tecnologia.

Diversamente da quanto ci si potrebbe attendere, i giovani non appaiono degli ingenui «scientisti» o degli acritici «tecnoentusiasti» rispetto alle implicazioni e alle ricadute della ricerca scientifica. A ritenere che «la scienza e la tecnologia fanno cambiare troppo in fretta il nostro modo di vivere» è il 72,8% dei giovani campani e il 62,7% a livello nazionale. Si intravede qui un tratto che vede i giovani campani più cauti rispetto ai loro coetanei delle altre regioni d’Italia. Infatti, quasi un giovane campano su due ritiene che dipendiamo troppo dalla scienza e non abbastanza dalla fede. La stessa posizione è condivisa, a livello nazionale, da una percentuale minore di giovani che si attesta comunque al 40%. Si tratta di giudizi che possono essere posti in relazione ad altri aspetti che sono stati indagati nella survey: in questo caso, della conferma a un diffuso e manifesto atteggiamento di attenzione e conservazione dei valori morali e religiosi tradizionali.

In conclusione, gli orientamenti nei confronti della scienza e della ricerca rilevati dall’indagine riflettono un doppio orientamento: la conformità ai modelli e alle regole sociali tradizionali non scalfisce il primato della fiducia nel progresso scientifico. In una società plurale e complessa i giovani sono lo specchio di posizioni differenziate da approfondire con chiavi interpretative combinate.

 

Il presente contributo è un estratto del capitolo I giovani e la scienza presente nel volume I giovani delle differenze (ed. Il Mulino).