Privacy e cyber security: i dati su CorSera

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Lo scandalo Cambridge Analytica, i continui sospetti su possibili interferenze di hacker nelle elezioni o i casi di cronaca che seguono alla diffusione di mail o materiale fotografico contenuto negli smartphone più o meno celebri hanno da tempo accesso un dibattito pubblico sulla sicurezza in Rete.

Ma cosa pensano gli italiani della cyber security e cosa gli spaventa di più?

Secondo i dati rilevati dall’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società — in uscita in questi giorni sull’Annuario 2019 — oltre il 60% delle persone si dichiara molto o abbastanza preoccupato per la privacy e la sicurezza dei propri dati su Internet, mentre solo 16 italiani su 100 non esprimono preoccupazioni rilevanti.

Cittadini preoccupati per la privacy e della sicurezza dei propri dati su Internet (%, 2018: n=985)

Tra coloro che sono molto o abbastanza preoccupati, la questione che li preoccupa di più è la possibilità che informazioni sensibili e contatti siano divulgate a terzi (90%); al secondo posto si trova invece la possibilità che gusti e preferenze siano monitorate da motori di ricerca e social media (80%) e al terzo posto la possibilità che qualcuno cerchi di influenzare le opinioni politiche attraverso post e commenti mirati (62%).

Preoccupazioni dei cittadini per gli usi dei propri dati su Internet (% valida; 2018: n=613)

A fronte di queste preoccupazioni, pochi hanno però effettivamente adottato qualche precauzione per proteggere i dati che immettono sul web. Tra coloro che sono molto o abbastanza preoccupati dei loro dati, il 65% non ha adottato alcuna precauzione per proteggerli. Solo il 16% dei cittadini ha chiesto a Facebook e/o ad altri social di comunicargli che dati avessero in loro possesso e il 12% ha provato ad usare motori di ricerca alternativi. Ancora più bassa la percentuale di chi è uscito completamente da almeno uno dei social. Nel complesso, l’atteggiamento generale sembra riassumibile con la frase: «sono preoccupato/a ma non rinuncio alla possibilità di essere connesso/a».

Precauzioni adottate dai cittadini per proteggere i propri dati su Internet (possibili più risposte, % valida di sì; 2018: n=613)

Quasi quattro italiani su cinque (78,5%) ritengono che chi usa i social deve essere consapevole dei rischi che corre e non possa dare la colpa alle aziende. Una percentuale ancora più alta (84%) crede che sia comunque necessario un controllo in termini di vigilanza e regolamentazione, perché aziende come Google o Facebook hanno ormai troppo potere. Il 74% poi ritiene che una possibilità di protezione particolare debba riguardare i minori, vietandogli i social prima del compimento della maggiore età.  L’idea che chi usa i social debba essere consapevole dei rischi che corre e non possa dare la colpa alle aziende è condivisa soprattutto dai cittadini più giovani, più istruiti e più esposti all’informazione. I più giovani però sono anche meno frequentemente d’accordo degli altri sul fatto che occorra più vigilanza su aziende come Google e Facebook e che i social debbano essere proibiti ai minori di 18 anni.

Opinioni sulla privacy e la sicurezza dei dati su Internet (%; 2018: n=985)

 

Leggi l’editoriale di M.Bucchi M.Sideri sul Corriere della Sera.