The Quantum Effect, SMAC San Marco Art Centre Venezia, fino al 23 novembre 2025
Nelle scorse settimane ha inaugurato a Venezia, nel nuovo spazio SMAC San Marco Art Centre, la mostra The Quantum Effect curata da Daniel Birnbaum e Jacqui Davies e prodotta da Officine Grandi Riparazioni Torino.
La mostra esplora i temi della fisica quantistica utilizzando i linguaggi della scienza e dell’arte contemporanea. La mostra si sviluppa in due percorsi speculari lungo sedici sale che rimandano al tema della simmetria, dell’entanglement e degli universi paralleli, in cui opere e installazioni esposte da un lato rimandano ad opere e installazioni nell’altro lato, intrecciate in una narrazione di stampo cinematografico che attinge sia alla scienza contemporanea che all’universo della fantascienza e della cultura pop.
A inquadrare e introdurre le installazioni cinematografiche, una fotografia del 1923 di Man Ray “che ritrae Marcel Duchamp sdraiato dietro la sua prima opera in vetro. Tra le opere più note esposte: One Ball 50/50 Tank (Spalding Dr. J Silver Series) (1985) di Jeff Koons, che per realizzarla collaborò con il fisico e premio Nobel Richard Feynman; due opere di Tomás Saraceno della serie Hybrid Webs, che presentano ragnatele contenute all’interno di teche. Per il ragno, infatti, la tela è una forma di organizzazione e percezione dello spazio e del tempo.


Le opere dell’artista americano John McCracken evocano l’enigmatico monolite di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. L’artista le descriveva come oggetti che avrebbero potuto essere portati sulla Terra da un UFO. “Voglio che le mie sculture sembrino essere state portate da un’altra dimensione” dicharava McCracken, che iniziò a realizzare queste opere (Plank o Black Plank) negli stessi anni in cui Stanley Kubrick lavorava al suo film (scritto con l’autore di fantascienza e inventore Arthur C. Clarke), anche se un nesso diretto non fu mai confermato. Come spiega Jacqui Davis, nel 2020 una pattuglia in elicottero della guardia forestale dello Utah scoprì un pilastro di metallo di tre metri in un canyon, che alcuni descrissero subito come un “monolite”. Il gallerista newyorkese David Zwirner, che esponeva alcune opere di McCracken, sottolineò la somiglianza con le opere dell’artista. Non si seppe mai esattamente chi e perché avesse portato lì il pilone.

John McCracken, Planck, 1967

Il misterioso pilone dello Utah, 2020

Il monolite di 2001 Odissea nello spazio, Stanley Kubrick, 1968
Ma la mostra espone anche celebri equazioni e ricostruzioni di reali esperimenti scientifici. Tra questi l’esperimento della doppia fenditura che permette di mostrare il dualismo onda-particella della materia. Questo esperimento, secondo il già citato Feynman “…sta al cuore della meccanica quantistica. In realtà ne contiene l’unico mistero”.
Ho chiesto al co-curatore Daniel Birnbaum se questa sia una mostra d’arte o una mostra scientifica. “Bella domanda. È entrambe le cose credo, una conversazione tra scienza e arte sui temi della fisica quantistica”.
Massimiano Bucchi








