Gli italiani e il Coronavirus: i nuovi dati dell’Osservatorio

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Spaventati, solidali e fiduciosi nella scienza (ma un po’ confusi dalla comunicazione degli esperti)

A un mese di distanza dalla prima rilevazione dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società di Observa Science in Society, la quota di chi sottovaluta la minaccia del coronavirus scende al 4%. L’aggravarsi della preoccupazione si riflette anche nella percezione che gli intervistati hanno della reazione della popolazione all’emergenza, caratterizzata dalla paura per quasi quattro italiani su dieci e dalla solidarietà per uno su quattro. L’aspettativa per la “fase due” è che serva un mix di interventi, con un ruolo importante per la ricerca. Elevata la fiducia nella scienza, ma quasi un italiano su due vede nella diversità di pareri dati dagli esperti una potenziale fonte di confusione.

Fonti di informazione e fiducia

Per quanto riguarda l’informazione sulla pandemia, due terzi degli italiani (in deciso aumento rispetto a marzo) fanno riferimento principalmente a notiziari tv e radio. Diminuisce invece la quota di chi si informa sui canali web di istituzioni nazionali, come il Ministero della Salute o la Protezione Civile, e regionali o comunali (14,7%). Stabile la stampa quotidiana, mentre si riduce ulteriormente il ricorso alle informazioni postate dai propri contatti social e anche quelle ottenute tramite il proprio medico di base.

Dove si sta informando principalmente sul Coronavirus? (%)

Per quanto riguarda le precauzioni da adottare, rispetto a marzo, si rafforza la fiducia nelle fonti istituzionali nazionali e locali, e cresce leggermente anche il ruolo di tv e radio (dove nell’ultimo mese sono aumentate le campagne informative). Anche in questo caso diminuisce significativamente il ruolo attribuito alle indicazioni dei medici di base, ma è ipotizzabile che lo stesso sviluppo dell’emergenza abbia reso più difficile accedere ai consigli di questi.

E per quanto riguarda le precauzioni da adottare, di quale di queste fonti si fida di più? (%)

Il giudizio sulle attività delle istituzioni e le differenze regionali

Ma come viene valutato sin qui l’operato dei diversi soggetti? Come un mese fa, il giudizio più positivo è per la Protezione Civile, che migliora ulteriormente (quasi nove italiani su dieci ne giudicano positivamente l’operato). Aumenta anche la percentuale di consensi per le attività di comuni e regioni di residenza e quella per l’operato del Governo, oggi valutato positivamente da due italiani su tre. Giudizi più positivi che a marzo anche per i mezzi di informazione, mentre resta stabile il dato sull’Organizzazione Mondiale della Sanità. Due terzi degli italiani giudicano negativamente l’operato dell’Unione Europea in questa pandemia.

Interessanti le variazioni regionali: il giudizio sull’operato del governo è più positivo al Sud e nelle Isole e più negativo al Nord; viceversa, il giudizio positivo sull’operato delle regioni e dei comuni di residenza raggiunge il massimo nel Nord-Est (87% di giudizi positivi sull’operato delle regioni e 82% sull’operato dei comuni), mentre il giudizio negativo raggiunge il massimo al Sud.

Rispetto alla gestione della vicenda Coronavirus, come giudica l’operato dei seguenti soggetti? (%)

Meno positivo il giudizio sulla comunicazione in questa emergenza. Quasi un italiano su tre giudica la comunicazione del Governo appena sufficiente, e il 17% la giudica scadente. Poco chiara ed efficace, secondo gli intervistati, la comunicazione di Comuni e OMS, mentre il giudizio è più positivo per l’Istituto Superiore di Sanità e la Protezione Civile.

E in particolare, come giudica la comunicazione fornita sul Coronavirus (in termini ed es. di chiarezza ed efficacia) da parte dei seguenti soggetti? (%, dati raccolti tra il 2 e il 10 aprile)

Il ruolo degli esperti scientifici

I dati di aprile consentono un approfondimento sul ruolo degli esperti scientifici. Sulle loro attività di comunicazione l’opinione pubblica è piuttosto divisa. Quasi un italiano su due ritiene infatti che la diversità di pareri dati da parte degli esperti nei loro interventi abbia creato confusione (48%); a questo si aggiunge un ulteriore 8% che riconosce la competenza degli esperti scientifici italiani nel merito, ma ne valuta negativamente la capacità comunicativa. Per un altro 11% della popolazione, onde evitare confusione sul piano comunicativo, sarebbe meglio che gli esperti dessero i loro pareri in via confidenziale solo alle istituzioni. Nettamente positivo è il giudizio di un cittadino su tre.

Le chiedo ora di pensare agli esperti scientifici italiani che sono intervenuti pubblicamente (ad es. in TV, sulla stampa o sui social) sul tema del Coronavirus. Con quale di queste affermazioni si sente più d’accordo? (%, aprile)

Cambia profondamente la percezione del rischio

I cambiamenti più significativi rispetto a marzo si registrano sulla percezione del rischio legato al Coronavirus. È aumentata infatti di ben 30 punti percentuali la quota di chi ritiene che chiudersi in casa sia l’unico comportamento efficace per evitare il contagio; al contempo, si è praticamente azzerata la percezione di chi (quasi un italiano su cinque a marzo) minimizzava il rischio. Sostanzialmente stabile l’atteggiamento più fatalista che vede l’epidemia ormai fuori controllo (14%) e l’impossibilità per il singolo di evitare di essere contagiato (6%).

Quale di queste affermazioni rispecchia maggiormente il suo pensiero? (%)

L’aggravarsi della preoccupazione si riflette anche nella percezione che gli intervistati hanno della reazione della popolazione a questa emergenza, caratterizzata dalla paura per quasi quattro italiani su dieci. Anche se non è trascurabile il fatto che oltre uno su quattro indichi la solidarietà come risposta dominante.

Pensi a come gli italiani hanno reagito all’emergenza Coronavirus. Secondo lei, nel complesso, ha prevalso: (%, dati raccolti tra il 2 e il 9 aprile)

La “fase due” e il ruolo della ricerca

Ma con quale atteggiamento e aspettative si guarda adesso alla cosiddetta “fase due”? La risposta più diffusa è quella che delinea un mix di interventi (misure precauzionali di distanziamento sociale, finanziamenti alla ricerca su possibili cure e vaccini, sostegno economico a imprese e cittadini, rafforzamento delle strutture sanitarie), anche se tra questi interventi i cittadini paiono attribuire maggiore rilevanza alle misure di distanziamento sociale e alla ricerca.

Le aspettative nei confronti della ricerca e degli scienziati sono dunque piuttosto elevate, ma paiono improntate alla consapevolezza del fatto che i tempi di ricerca e validazione dei risultati non siano brevi: il 74% si attende infatti risultati positivi solo nel lungo periodo.

Per superare l’emergenza Coronavirus, qual è secondo lei la cosa prioritaria da fare? (%, dati raccolti tra il 2 e il 9 aprile)

E pensando alla scienza e agli scienziati, lei ritiene che: (%, dati raccolti tra il 2 e il 9 aprile)

In generale, quali sono le aspettative per i tempi di uscita dalla pandemia? Tra tre e cinque mesi per quattro italiani su dieci, che si allungano a un anno per un altro 30%. Decisamente più ridotta la quota di chi fa previsioni più ottimistiche (tra 1 e 2 mesi, 14%) ma anche di chi le fa più pessimistiche (oltre un anno, 16,5%).

In base alle informazioni che possiede, secondo lei tra quanto l’emergenza Coronavirus potrà dirsi definitivamente superata? (%, dati raccolti tra il 2 e il 9 aprile)


Gli italiani e il coronavirus: tre tipi di atteggiamento

Una cluster analysis sui dati raccolti ad aprile ci permette di sintetizzare in tre tipi di atteggiamento il rapporto dei cittadini italiani con l’informazione e la loro fiducia nelle fonti, il giudizio sull’operato e sul ruolo della scienza e degli esperti scientifici.

Il 43% degli italiani ricade nel tipo ottimista istituzionale: si informa prevalentemente tramite i notiziari televisivi e i canali web istituzionali e si fida perlopiù delle indicazioni che provengono dalle stesse fonti, oltre che del medico di base. Giudica positivamente sia l’operato che la comunicazione delle principali istituzioni e il ruolo comunicativo degli esperti scientifici; è convinto che dalla scienza arriveranno soluzioni efficaci in tempi brevi.

Il 35% appare sostanzialmente disorientato: segue per i propri comportamenti un mix di fonti informative (mezzi di informazione, parenti e amici) ma non sa esprimere un giudizio né sull’operato, né sulla qualità della comunicazione da parte delle istituzioni. La molteplicità di pareri dati dagli esperti in pubblico lo disorienta; non è scettico sulle prospettive offerte dalla ricerca scientifica, ma non ha neppure aspettative concrete nel breve periodo.

Infine, il 22% ricade nel tipo pessimista social: i suoi giudizi sono prevalentemente negativi sia sull’operato che sulla comunicazione delle istituzioni. Per questo tipo, sono i social e i parenti/conoscenti la fonte di informazione privilegiata, e a cui ci si affida anche per le indicazioni pratiche per ridurre il rischio di contagio. Questo tipo è critico anche sulla capacità degli esperti di comunicare in modo efficace e sulla possibilità che dalla scienza arrivino anche nel lungo periodo soluzioni contro il coronavirus.

 

Nota metodologica

L’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società è dal 2003 un monitoraggio permanente dei comportamenti e delle opinioni dei cittadini italiani su questioni relative a scienza e tecnologia. L’indagine viene svolta su tutto il territorio italiano e coinvolge un campione proporzionale e rappresentativo per genere, classe d’età e provincia di residenza della popolazione italiana con età maggiore o uguale ai 15 anni. La prima rilevazione è stata effettuata tra il 3 e il 10 marzo, intervistando 1002 unità. Il totale dei casi è diventato 979 per effetto della ponderazione applicata allo scopo di rendere la struttura del campione rispetto alle variabili «genere», «età» e «titolo di studio» corrispondente a quella della popolazione italiana. La seconda rilevazione è stata condotta tra il 3 e il 10 aprile intervistando 1048 unità (che sono diventate 1029 per effetto della ponderazione). In entrambe le rilevazioni le informazioni sono state raccolte con la tecnica CATI per il 30% del campione e con la tecnica CAWI per il restante 70%. 845 casi hanno risposto sia alla prima sia alla seconda rilevazione. www.observa.it

Confronta i dati della rilevazione di marzo 2020.

 

L’indagine è stata realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo.

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