I giochi, le stelle e l’uomo, il libro di B. Saracino

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Cosa hanno in comune una sondaggista in televisione, un medico in uno studio, un’astronoma in un osservatorio e un fisico in un laboratorio?

Tutti e quattro usano continuamente nel loro lavoro la curva normale. In statistica la curva a campana è uno strumento assai usato per compiere inferenze dal campione alla popolazione; in fisica e in astronomia viene adoperata diffusamente nella teoria degli errori, per conoscere il “valore vero” di un fenomeno effettuando molteplici esperimenti o ripetute osservazioni quanto più possibile simili; in medicina viene impiegata in maniera estensiva per stabilire quali sono, ad esempio, le condizioni di normalità nell’interpretazione dei risultati delle analisi di laboratorio, nella valutazione della pressione arteriosa o del peso.

Attualmente la curva normale viene usata in maniera non problematica in quasi tutte le scienze. Nel libro si cerca di aprire questa scatola nera, di smontarne le componenti, e di dare risposta ai seguenti interrogativi: quali sono i motivi che portarono De Moivre, Laplace, Gauss e Quetelet alla costruzione della curva? A quali bisogni rispondeva il suo uso? Perché venne accettata? Perché ebbe (ed ha) successo? A che cosa è legato il suo successo?

Nel testo si propongono i primi cent’anni della storia della curva, gli anni in cui fu costruita e accettata come strumento utile per produrre e organizzare conoscenza; si disegna la rete delle persone e delle cose che agirono; si traccia in maniera dettagliata, usando un metodo derivante dalla sociologia della scienza, il percorso che trasportò la curva dai tavoli da gioco all’uomo, passando per le stelle.