Perché i giovani non vogliono più studiare scienze?

di Massimiano Bucchi e Federico Neresini

Nuovo appuntamento con l’Osservatorio Scienza e Società, un’iniziativa di Observa – Science in Society in collaborazione con l’inserto Tuttoscienze tecnologia de La Stampa, Superquark e Quark

Imparano con disinvoltura a utilizzare l’ultimo modello di telefono cellulare o i programmi di download di files musicali; partecipano in massa ai festival della scienza e sono assidui telespettatori dei programmi di divulgazione; eppure quando si tratta di scegliere di studiare una disciplina scientifica all’università, si tirano indietro.
L’atteggiamento dei giovani italiani verso la scienza appare improntato a un’ambivalenza quasi schizofrenica. Che si riflette in un’emorragia di iscritti ai corsi di laurea ad orientamento scientifico: uno studente universitario su due studiava per una laurea scientifica nell’anno accademico 1951/’52; nel 2000/2001 lo faceva meno di uno su tre. Sono la Chimica, la Fisica e la Matematica ad evidenziare il maggiore declino (-55,6% di iscritti a Fisica tra la fine degli anni ’80 e il 2000, -63,3% a Matematica, -43,1% a Chimica), nonostante alcuni timidi segnali di ripresa, mentre non ci sono mai state crisi nell’ambito delle scienze della vita anche grazie anche alla spinta di settori quali le biotecnologie. Il problema, va detto subito, non è esclusivamente italiano, ma coinvolge buona parte dell’Unione Europea – compresi quei Paesi, come la Svezia o la Finlandia, abitualmente indicati a modello sul piano degli investimenti e della promozione della ricerca; tendenze analoghe sono da anni fonte di preoccupazione negli Stati Uniti e persino in Giappone. Qualunque iniziativa che miri ad attenuare, quando non ad invertire, questa tendenza, deve interrogarsi su quali siano le ragioni di un tale declino di interesse dei giovani per gli studi scientifici. Tanto più in quanto sappiamo che non esistono ragioni strutturali di inserimento nel mondo del lavoro – in altre parole, i laureati in materie scientifiche in Italia trovano lavoro in tempi analoghi (o addirittura più brevi) e con retribuzioni paragonabili agli altri laureati.
E’ evidente dunque che esiste un problema di percezione di ciò che studiare scienza rappresenta agli occhi dei giovani, ed è per questa ragione che i dati raccolti da Observa-Science in Society su un campione di ragazzi nella fascia di età cruciale (16-19 anni) rappresentano un punto di partenza particolarmente significativo.
Tra coloro che intendono frequentare l’Università, poco meno di uno su cinque (18%) è già sicuro di iscriversi a un corso di laurea scientifico; più di uno su quattro ci sta pensando (29%). Uno su due (50%) lo esclude. Se andiamo a vedere le motivazioni di questi ultimi, troviamo la conferma che non pesa in modo significativo il timore di precarie prospettive di occupazione o di carriera, né di disincentivi provenienti da famiglia o amici, né problemi logistici. Per la stragrande maggioranza dei ragazzi (72%), infatti, il punto fondamentale è che la scienza risulta difficile o noiosa. D’altra parte, se andiamo a vedere le motivazioni di chi ha già scelto di fare studi scientifici, il risultato è speculare: si studierà scienze perché ‘appassionano gli studi scientifici’ (81%) e solo marginalmente perché si avranno così più possibilità di trovare lavoro.
Ancorché suscettibili di approfondimento, i dati si prestano ad interessanti considerazioni sulle possibili risposte di policy, che finora si sono prevalentemente concentrate sul piano ‘culturale’, tentando di riabilitare l’immagine della scienza agli occhi dei giovani. Se ciò è indubbiamente importante, altrettanto importante appare non sottovalutare il ruolo del contesto scolastico, giacché è con ogni probabilità proprio in tale contesto che si forma la percezione di una scienza ‘difficile’ e ‘noiosa’. Tanto per fare un esempio, oltre il 75% degli intervistati ritiene che gran parte delle difficoltà nello studiare matematica siano dovute ‘al fatto che la maggior parte degli insegnanti non spiega bene’. Poco più di uno studente su tre, poi, ha avuto l’occasione di utilizzare un laboratorio di scienze, nonostante la stragrande maggioranza di quelli che hanno avuto questa opportunità la giudichi molto utile per la propria preparazione.
Resta, infine, da non sottovalutare l’importanza di incentivi e sostegni concreti (borse di studio, sostegno nell’inserimento professionale). E’ in questa direzione che si è mosso recentemente anche il progetto Lauree Scientifiche promosso dalla Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Scienze con MIUR e Confindustria. Simili misure potrebbero avere un impatto soprattutto su quel 30% di incerti che è forse, almeno nel medio periodo, il vero obiettivo delle Facoltà Scientifiche; ma soprattutto, potrebbero evitare di alimentare un entusiasmo per gli studi scientifici che senza adeguati riscontri sul piano pratico potrebbe rivelarsi addirittura controproducente.

L’articolo è stato pubblicato il 5 luglio 2006 sull’inserto Tuttoscienze e Tecnologia del quotidiano La Stampa.
Articolo, dati e note metodologiche sono disponibili in allegato

La rilevazione è stata condotta tramite interviste telefoniche con metodo CATI su un campione di 449 casi, rappresentativo della popolazione italiana di età compresa tra i 16 e i 20 anni.

5 luglio 2006 | in: Osservatorio, Primo piano,