Vaccini anti Covid-19: diminuisce lo scetticismo, ma restano forti lacune nella comunicazione

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Lo scorso autunno in molti Paesi era emerso un certo scetticismo nei confronti della vaccinazione contro la Covid-19. In Italia, solo il 36% degli italiani intendeva farsi vaccinare appena possibile. Una quota quasi identica dichiarava di volersi vaccinare, ma non subito. Oltre un italiano su cinque non era intenzionato a farsi vaccinare.

Oggi, dopo circa un mese di campagna vaccinale, la situazione è decisamente cambiata. Secondo i nuovi dati dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società, i cittadini pronti a farsi vaccinare sono quasi sei su dieci, con un aumento di oltre venti punti percentuali. Diminuisce la quota di chi è disponibile a farlo ma preferisce attendere (dal 38% al 24%) e scende al 14% quella di chi respinge del tutto l’idea di vaccinarsi.

Un cambiamento così rilevante può essere dovuto a una combinazione di fattori. In primo luogo, il fatto che la vaccinazione sia effettivamente cominciata e non risultino significative reazioni avverse (è anche probabile che qualcuno tra i contatti degli intervistati lo abbia già ricevuto). In secondo luogo, la crescente preoccupazione per la gravità e la durata della crisi pandemica (aumentata di dieci punti percentuali). Infine, il fatto che nelle ultime settimane il vaccino sia diventato una risorsa scarsa, contesa tra gli Stati, e quindi sempre più ambìta.

Molto interessante è anche guardare alle motivazioni dei diversi atteggiamenti verso il vaccino. Tra chi è pronto alla vaccinazione immediata pesano in egual misura la percezione che i benefici superino i rischi (35,5%) e la fiducia negli scienziati (37%); meno rilevante la convinzione che i dati ne dimostrino la sicurezza (25%). Per chi preferisce attendere, la motivazione principale è invece proprio l’insufficiente disponibilità di dati su sicurezza ed efficacia (53%), seguita dalla preoccupazione che l’approvazione sia stata frettolosa (34%). Quest’ultima è la motivazione prevalente tra chi non intende vaccinarsi né adesso, né in futuro (45%). Solo un’esigua minoranza (16% degli scettici, pari al 2% della popolazione) motiva la propria diffidenza al vaccino anti Covid-19 con la contrarietà alle vaccinazioni in generale.

I nuovi dati confermano che laddove è presente, la diffidenza verso questi vaccini non è espressione di un generico scetticismo nei confronti dei vaccini in genere (o addirittura verso la scienza) e neppure di un orientamento “negazionista” nei confronti della gravità della minaccia pandemica.

Restano tuttavia ampie lacune nella comunicazione tra istituzioni, esperti e cittadini. Rimane infatti molto elevata (59,5%) la percezione che i numerosi interventi pubblici degli esperti abbiano creato confusione. Inoltre, per oltre due italiani su tre le informazioni date finora sui vaccini sono “poco chiare e incomplete”.

La comunicazione istituzionale continua paternalisticamente a dare per scontato che i cittadini non siano in grado di comprendere aspetti tecnici e sostanziali spiegati in modo accessibile e divulgativo. Emblematico in questo senso è anche lo spot per la vaccinazione realizzato da Tornatore, che punta tutto sull’aspetto emotivo. Purtroppo, al contrario di quanto afferma lo spot, in situazioni come queste “i dubbi non aiutano”.

Leggi l’articolo di M.Bucchi e B.Saracino anche su Corriere Innovazione.


Nota metodologica

L’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società è dal 2003 un monitoraggio permanente di atteggiamenti e opinioni su questioni relative a scienza e tecnologia. L’indagine viene svolta su tutto il territorio italiano e coinvolge un campione proporzionale e rappresentativo per genere, classe d’età e provincia di residenza della popolazione italiana con età maggiore o uguale ai 15 anni. La rilevazione è stata condotta tra il 20 e il 25 gennaio (tecnica CATI per il 30% del campione, CAWI per il restante 70%) intervistando 1007 unità. Il totale dei casi diventa 987 per effetto della ponderazione applicata allo scopo di rendere la struttura del campione rispetto alle variabili «genere», «età» e «titolo di studio» corrispondente a quella della popolazione italiana.  www.observa.it

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