Le immagini scientifiche catturano l’attenzione e stimolano la curiosità più delle parole, di Felice Frankel

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Sei rimasto stupefatto quando hai recentemente visto la prima immagine di un buco nero? Lo eri di certo.

Ho subito capito cosa stavo vedendo? Io, non esattamente. Avevo certamente bisogno di una spiegazione, o due. Ma prima di tutto, mi sono fermata a guardare, come scommetto hanno fatto anche molti altri … e poi ho iniziato a fare domande.

Immagini come questa  sono incredibili e suscitano curiosità. Parte dell’interesse rivolto all’astronomia ha certamente a che fare con le immagini condivise dagli scienziati – come quella del buco nero, ma anche tante altre immagini del telescopio Hubble, per esempio. Quelle immagini, ormai popolari, aiutano a rendere la scienza più accessibile.

Le persone hanno meno paura di fare domande quando vedono delle immagini. La maggior parte di esse ha scattato delle fotografie e riesce a parlare un “linguaggio” fotografico. Prendiamo in considerazione il colore, ad esempio, e chiediamoci che significato può suggerire: perché, per esempio, il buco nero è arancione? Di certo, tutti sanno fare domande su una fotografia.

Per anni, occupandomi di fotografie scientifiche, ho cercato di convincere i miei colleghi che operano nella ricerca che possono creare immagini più utili per il lavoro. Con semplici tecniche, descritte nel mio nuovo libro “Picturing Science and Engineering“, gli scienziati e chiunque altro è in grado di creare facilmente un’immagine più interessante.

Non è più sufficiente creare delle fotografie o altri elementi visuali solo per gli esperti. Imparare a parlare con i non esperti è essenziale se gli scienziati vogliono combattere la spaventosa atmosfera attuale della sfiducia scientifica.

Ecco, ad esempio, un’immagine che la ricercatrice Alice Nasto ha creato a partire dal suo lavoro in ingegneria meccanica al MIT. Ha fabbricato un materiale che emula la pelliccia di lontra marina allo scopo di studiare l’isolamento termico.

Confrontalo con la fotografia che ho fatto dello stesso materiale. Se non vedi la differenza, allora sono nei guai.

Tutto ciò che ho fatto è stato piegarlo e illuminarlo in modo diverso. Non c’era nulla di terribilmente complicato nella mia foto. Ma a causa del dramma dell’illuminazione sei più costretto a guardare. Inoltre, l’aver piegato il materiale fornisce più informazioni – è altamente flessibile e ha una superficie “pelosa”.

Il fatto è che la scienza è tutto intorno a te. Tutto ciò che vedi ha a che fare con vari fenomeni scientifici. Perché, allora, non iniziare una conversazione sulla scienza guardando i fenomeni in una bella immagine?

Ad esempio, hai mai notato la formazione di condensa all’interno di un coperchio di vetro mentre cuocevi dei peperoni colorati?

Ho realizzato questa immagine con il mio telefono, sfruttando l’opportunità offerta dalle telecamere presenti negli smartphone per catturare un momento davvero evanescente. Ho rapidamente scattato la foto. In pochi secondi l’immagine formata dalla condensa era sparita, come sapevo sarebbe successo. Nella foto puoi vedere la condensa dell’acqua mentre i peperoni in cottura la vaporizzano; sul coperchio di vetro, è facile vedere come quel fenomeno influenzi l’ottica dei colori.

O prendi quest’altra immagine.

Mentre camminavo lungo una strada a Boston, mi sono accorta che alcuni degli alberi erano avvolti nel cellophane. Non ho idea del perché. Ma questo fatto ha attirato ancor più la mia attenzione quando ho notato che diverse gocce d’acqua formavano una linea lungo le pieghe.

C’è una interessante spiegazione fisica del perché ciò accade. La piega del cellophane funge da guida per le gocce d’acqua. Le gocce sono “autoassemblanti”, un fenomeno che è fondamentale in vari campi delle nanotecnologie. Un esempio trovato in natura è il modo in cui il DNA viene assemblato nelle nostre cellule, guidato da un RNA messaggero. Nei laboratori, i ricercatori stanno assemblando farmaci creando substrati che attraggono determinati prodotti chimici.

Spesso, i concetti o le strutture nella scienza non sono possibili da fotografare. Quando questo è il caso, provo a inventare una sorta di metafora fotografica che suggerisca l’idea. Ecco un esempio.

Gli scienziati hanno sviluppato una tecnica che “disattivava” particolari cellule del nostro corpo – i macrofagi – in modo che non combattano contro un dispositivo medico impiantato. Per illustrare questa ricerca ho combinato alcune immagini che avevo precedentemente fatto, in modo da suggerire l’idea alla base della ricerca. La metafora non è perfetta – tutte le metafore non lo sono – ma è stata abbastanza buono da ottenere la copertina di un’importante rivista.

In “Ways of Seeing”, il critico d’arte John Berger ha scritto: “Vediamo solo ciò che guardiamo. Guardare è un atto di scelta”. Scegliere di guardare alla scienza potrebbe essere il primo passo per avere migliori conversazioni sul mondo che ti circonda.

 

Leggi l’articolo originale su The Conversation.