Vivere imparando: il Public and Science Day 2004

Un'iniziativa svedese per il Public and Science Day 2004

In parallelo al Primo Forum Italiano Scienza e Società, organizzato da Observa nell’ambito dello European Science in Society Forum 2005, la Commissione Europea ha promosso la realizzazione di altri “mirror events”, in diversi paesi Europei, come Austria, Francia, Svezia e Grecia. Fra questi, presentiamo l’iniziativa proposta dall’associazione Vetenskap & Allmänhet – Public and Science di Stoccolma, Svezia.

L’incontro organizzato da Public and Science si concentra sull’apprendimento
Report da “Vivere e imparare – Public and Science Day, 2004”

“Se vi dicessi che sto per mettere la mano sul fuoco, probabilmente non mi credereste. Forse pensereste che sono pazzo” dice Seth Ericson dello Svenska Stuntgruppen, un’azienda che si occupa di effetti speciali per i media. E mette la mano sul fuoco. Mostra poi una scena tratta dal programma televisivo “Bllasningen”- che sottopone le celebrità a vari scherzi- in cui la star calcistica svedese Andreas Andersson guarda un bagno chimico cadere su un’auto in cui crede ci sia qualcuno.
Quando al Sig. Ericson è stato chiesto di realizzare questa scena, una serie di domande hanno cominciato a tormentarlo. Ha usato le sue nozioni di lancio con il paracadute, corsa, scalata su roccia, ingegneria delle costruzioni e fisica, inclusa la teoria del movimento e gli effetti delle forze gravitazionali sulle persone, di psicologia, recitazione, cinematografia e di cucito – che quando era a scuola lui detestava- per far funzionare il tutto.
“ Ho imparato a cucire quando ho iniziato a lanciarmi con il paracadute. E’ stato allora che è diventato necessario e improvvisamente interessante” spiega. E poi ci fa una piccola confessione. “ Ho un rito di sicurezza. Cerco continuamente sistemi di sicurezza nuovi, migliori, più resistenti in negozi specializzati per hockey sul ghiaccio, arti marziali, in ogni luogo che si possa immaginare. Non si sa mai quando possono tornare utili”.
Per ottenere una mano (di silicone, non era la sua vera mano) da poter bruciare sono necessari un’intensa preparazione e diverse telefonate. “Le persone con cui ho parlato hanno molta creatività. In questo caso volevo un fluido che bruciasse a basse temperature, circa la metà della benzina. Così mi hanno chiesto per cosa mi servisse, e hanno cominciato a lavorare. Il metodo migliore per entusiasmare gli studenti è far partecipare persone creative dall’esterno, che hanno una vera passione per ciò che fanno” ha detto Ericson. Dopo la sua performance per “Vivere e Imparare”, ha lasciato il palco con il suo gruppo.
Camilla Modéer, segretario generale di VA (Pubblico e Scienza) ha dato il benvenuto a tutti, ringraziato il presidente Eskil Franck dell’Istituto per l’educazione di Stoccolma per avere concesso la sede al VA Day e ha lasciato la parola a lui.
Secondo il Dr. Franck, la formazione di insegnanti, disciplina in cui il suo istituto è specializzato, è tra i ponti più importanti tra ricerca e pubblico, e lo stesso vale per gli insegnanti. E’ importante che gli insegnanti lavorino con uno spirito scientifico e che insegnino agli alunni un atteggiamento critico. Ha detto di sperare che nel pomeriggio aleggiasse un’atmosfera di scambio e dialogo.
La Signora Modéer ha dato il benvenuto a un gruppo di studenti da Nyckelskolan, una scuola elementare Montessoriana di Sodertalje, al VA Day, focalizzato sul desiderio di imparare tipico dei giovani. Ha dato poi il benvenuto al moderatore del VA day, Henry Chu, ospite di una trasmissione scientifica per bambini della televisione svedese. Henry Chu ha invitato sul palco con lui l’imprenditrice Jane Walerud e il direttore del Sindacato Svedese dei Metalmeccanici, Göran Johnsson, insieme a due studenti, per una discussione sui seguenti temi:

Una società basata sulla conoscenza. Cosa vuol dire?
Si parla molto della società della conoscenza. Ma cosa significa la scienza per il lavoro? “Significa molto! La conoscenza genera idee, che possono essere trasformate in imprese che creano lavoro. In un’azienda in cui lavoravo, in cui c’erano 50 impiegati, solo 5 avevano una laurea. Ma gli altri 45 posti di lavoro erano stati creati da idee scientifiche dei 5 con un livello di studi universitario” ha spiegato l’imprenditrice Jane Walerud.
Secondo il Signor Johnsson, scienza e conoscenza hanno oggi maggiore importanza rispetto al passato e la loro importanza aumenterà in futuro. Ci ha parlato di visite di studio all’acciaieria SSAB e alla miniera di ferro LKAB, dove i lavoratori fanno sempre meno lavoro manuale. Anche nel settore dei servizi è richiesta sempre più conoscenza e ci sono sempre meno impiegati con bassi livelli d’istruzione. Il Signor Johnsson ci ha detto di avere molta fiducia nell’educazione continua, citando come esempio i disoccupati e i malati cronici. “Come sarà il loro futuro dipende da loro stessi. Voglio incoraggiare a preferire l’apprendimento alla passività.”
Nelle piccole aziende basate sulla tecnologia in cui Jane Walerud lavora, le professioni sono relativamente avanzate. Lei spera che le nuove industrie emergano grazie alla ricerca, che le piccole aziende diventino medie e che le medie diventino grandi, generando sempre più posti di lavoro.
Che tipo di conoscenza sarà richiesta in futuro? La risposta è stata unanime: ci si dovrebbe concentrare su ciò che piace. Poi molte porte si apriranno. I giovani non dovrebbero fare necessariamente ciò che gli adulti consigliano loro. Essere critici, fare fare domande e imparare durante tutta la vita, consigliano ai giovani il signor Johnsson e la signora Walerud.

Gli insegnanti svedesi si preoccupano della conoscenza?
Sì, lo fanno, secondo un recente studio VA presentato da Arne Modig, consulente senior di TEMO, un istituto di ricerca sull’opinione pubblica. Per esempio, su dieci insegnanti, sette vogliono introdurre scoperte scientifiche nella loro materia all’interno del programma. Negli anni passati, sei su dieci sono stati in contatto con ricercatori. Sei su dieci seguono programmi scientifici televisivi e radiofonici e leggono libri scientifici; lo stesso numero legge riviste scientifiche o chiede informazioni ai ricercatori, e sei su dieci insegnanti laureatesi da poco non escludono studi post lauream e progetti di ricerca. Quasi tutti pensano sia importante per gli studenti imparare a ricercare da sé ed esaminare criticamente fonti di conoscenza.
Eva-Lis Preisz, Presidente del sindacato degli insegnanti svedesi, e Agneta Odenbro, insegnante di chimica in una scuola superiore di Stoccolma, hanno presentato le loro riflessioni sullo studio. Secondo la signora Odenbro, lo studio conferma le sue personali convinzioni: c’è molto interesse per la scienza tra gli insegnanti. Ma c’è un problema sistematico nel sistema scolastico svedese che impedisce di convogliare le energie e il tempo per integrare la ricerca nei programmi come vorrebbero invece gli insegnanti. Né c’è denaro per sostituire un insegnante che voglia seguire dei corsi di aggiornamento o formazione. La Sig.ra Odenbro crede che il tempo per la lettura, per i seminari ecc. dovrebbe diventare parte integrante del lavoro di un’insegnante e che dovrebbero essere creati dei sistemi che permettano di coinvolgere più spesso gli studenti in altre attività. “Quanto tempo possiamo davvero rubare agli altri insegnanti?” si chiede.
La Signora Preisz ha sottolineato che le richieste alle scuole svedesi continuano ad aumentare e che le scuole si impegnano costantemente per fare di più. Ha costruito un parallelo con il settore degli affari: se la domanda aumenta, le imprese investono nello sviluppo delle risorse umane. Ma questo non accade per le scuole. Troppo poco denaro viene investito in ciò di cui veramente le scuole hanno bisogno, come ad esempio la ricerca per risolvere i problemi che le scuole stanno cercando di affrontare. Una soluzione potrebbe essere la possibilità di svolgere al tempo stesso insegnamento e ricerca, così come è già da tempo per la medicina. Questo è ciò in cui la classe degli insegnanti e chi governa potrebbero impegnarsi in futuro, si augura la signora Preisz, mentre la signora Odenbro crede che questo sia irrealistico.
Sono seguite diverse sessioni parallele.

Nobelprize.org e il Museo dei Nobel
Anders Bárány, direttore del Nobel Museum, e Agneta Wallin Levinovitz, editrice di Nobelprize.org, hanno spiegato il loro obiettivo comune di stimolare i giovani ad interessarsi di più alle scienze, alla medicina, alla letteratura e alla costruzione della pace. Entrambe le organizzazioni ricevono finanziamenti esterni e lavorano a livello internazionale: il Museo dei Nobel con la sua mostra itinerante e Nobelprize.org con il suo sito web.
Citando la poesia del 1825 “Fritjofs saga” di Esaias Tegnér, il prof. Barany ha paragonato le due organizzazioni a due alberi rigogliosi che crescono vicini con le cure del loro guardiano (la Fondazione Nobel).“Chiunque può vincere un Premio Nobel, ci sono molti esempi eccellenti! Si tratta di essere al posto giusto nel momento giusto quando si è giovani” ha spiegato Bárány.

I programmi del museo per i giovani sono pensati da educatori e si basano sui Premi Nobel. Nel museo, che si trova presso l’Edificio della Borsa dei Valori nella città vecchia di Stoccolma non vi è spazio per esperimenti di laboratorio. Questi ultimi possono però essere realizzati al Museo della tecnologia, il Museo Svedese di Storia Naturale, la Casa della Scienza (uno sforzo comune del Royal Institute of Technology e dell’Università di Stoccolma) e lo science center Tom Tits. “A kuala Lampur, il direttore del museo voleva che 300.000 studenti visitassero la mostra sui Nobel in tre mesi. Alla fine, è stato scontento: solo 280.00 sono venuti. Immaginate se tutti la pensassero così” ha detto Bárány.“I nostri giochi educativi di alta qualità sul web richiedono 10-20 minuti e sono gratuiti. Interattivamente i giovani possono decidere cosa succede e visualizzare i risultati. L’anno scorso abbiamo avuto un milione di visitatori. Dato che i giochi sono in inglese, sono anche un esercizio di lingua. Abbiamo ricevuto molti elogi da paesi come gli Stati Uniti” ha spiegato la Signora Levinovitz. “Un sito veramente bello, non sapevo che la scienza potesse essere divertente” dicono i giovani. “Per migliorare la loro posizione nella classifica, studiano i nostri suggerimenti e le sezioni di approfondimento, imparando ancora di più”.

L’università svedese on-line
Internet è uno strumento sempre più potente nel campo dell’apprendimento, secondo Mats Ericson, Direttore Generale dell’Università Svedese on-line. Il suo lavoro consiste nel seguire i programmi di apprendimento on-line di college e università. Il suo sforzo sta producendo buoni risultati. Il 15% degli studenti universitari svedesi ha seguito almeno un corso dell’Università on-line e tra questi si conta un numero maggiore di studenti appartenenti alla working class (1/3 del totale) rispetto a quelli che si iscrivono al regolare sistema di educazione secondaria (1/4). C’è bisogno dell’Università on-line perché il mondo è in costante cambiamento. Più persone hanno bisogno di più formazione. All’inizio del ventesimo secolo, c’erano solo 800 studenti e insegnanti universitari in tutto il paese.“Oggi le persone continuano a studiare fino a un’età sempre più avanzata. Sempre più studenti sono adulti, hanno famiglie e carriere già avviate. Abbiamo a che fare con la formazione di adulti, e ciò richiede maggiore flessibilità nei tempi, negli spazi e nei ritmi” dice il professor Ericson. “In futuro, un campus diventerà un evento sociale. Biblioteche e caffè universitari sono terreni di esplorazione”.L’aumento di accesso alla rete è molto importante, secondo il professor Ericson. Lui crede che un maggior numero di persone dovrebbe accedere via internet alle riviste scientifiche a cui tutti i ricercatori e gli studenti hanno già accesso.“La conoscenza mondiale è a un passo di click. Qui in Svezia ne produciamo il 2%, ma dobbiamo cercare di accedere anche a quel 98% che è prodotto al di fuori dei nostri confini nazionali” dice Ericson. In futuro, non crede che si parlerà più dell’Università on-line. Sarà parte integrante e naturale delle nostre università.

La percezione pubblica della scienza
Per il terzo anno consecutivo, VA ha commissionato a Temo uno studio sulla percezione pubblica di scienza e ricerca. L’indagine è stata diretta da Arne Modig, consulente senior a Temo, che ha presentato i risultati. Secondo il 70% degli svedesi è ancora difficile per i comuni cittadini capire scienza e tecnologia, ma sembra esserlo meno rispetto al passato. La percentuale di coloro che pensano sia difficile è gradualmente diminuita rispetto all’81% del 2002. Il 72%, leggermente in diminuzione rispetto al passato, ha molta o moltissima fiducia nei ricercatori di istituzioni superiori. Una grande maggioranza crede che nei 10-20 anni passati il progresso scientifico e tecnologico abbiano reso la vita migliore. Ma la loro fiducia varia a seconda del settore. Quasi tutti sono sicuri che la ricerca possa aiutare la cura di gravi malattie e crede che il governo dovrebbe investire in questo tipo di ricerca, mentre solo il 13% crede che sia giusto spendere il denaro pubblico per finanziare studi sulla storia moderna europea. L’indagine ha anche cercato di rilevare cosa le persone considerino “scienza”. Medicina e biologia sono considerate scienze, mentre ci sono dubbi su economia e storia. Due persone su dieci credono che l’astrologia sia una scienza, così come il 30% dei giovani.
“L’educazione ha una stretta relazione con l’idea di ricerca e ricercatori propria dei cittadini” nota il dr. Modig. “ Le persone con un alto livello di istruzione hanno un’immagine più positiva della ricerca, hanno più fiducia nei ricercatori e danno più frequentemente risposte esatte riguardo a ciò che è scientifico.”

Come i ricercatori percepiscono il dialogo con il pubblico
VA ha affidato a Lena Levin, dottoressa di ricerca, l’incarico di indagare come i ricercatori intendono l’interazione tra ricerca e società. Durante il VA day, la dott.ssa Levin ha presentato uno studio basato su un focus group a cui hanno partecipato 24 ricercatori e due esperti di comunicazione della scienza. Sia il concetto di “pubblico” sia quello di “dialogo” sono stati discussi nei vari focus group, così come il ruolo dei ricercatori in questo dialogo. Il ruolo varia in relazione ai diversi segmenti di pubblico, per esempio interessi organizzati, persone che sono interessate/ non interessate alla ricerca, individui e professionisti a vario titolo coinvolti dalle ricerche scientifiche, scuole, associazioni, aziende e mass media, che i ricercatori descrivono come un pubblico “auto nominato”. “I ricercatori sono diffidenti nei confronti dei giornalisti, ma allo stesso tempo vorrebbero avere contatti più frequenti con i media se questo potesse avere un’influenza su quello che viene presentato della ricerca” dice la dott.ssa Levin.
Al contrario dei media, i ricercatori vogliono spesso descrivere l’intero progetto di ricerca, perché i metodi e le domande che hanno portato a quei risultati sono importanti tanto quanto i risultati, all’interno della comunità scientifica. “Questo è il motivo per cui molti ricercatori vorrebbero che il pubblico si interessasse ai metodi e agli approcci scientifici”.
Gli ostacoli più chiari e più rilevanti emersi dal focus group sono i seguenti:
- La comunicazione della scienza ha uno scarso valore nel determinare gli avanzamenti di carriera;
- La comunicazione della scienza richiede tempo e dedizione e, visto che non aiuta l’avanzamento di carriera, i ricercatori danno priorità ad altre attività;
- La comunicazione della scienza ha dei costi e i fondi non sono sufficienti;
- La comunicazione delle scienza non è considerata importante dalle organizzazioni che finanziano la ricerca;
- La comunicazione della scienza sembra a volte poco interessante perché il pubblico non comprende i ricercatori.

Stimolare l’apprendimento
Rutger Ingelman, insegnante di teatro, ha basato la sua presentazione sul confronto tra insegnanti e studenti in un incontro caratterizzato da rispetto e curiosità reciproca. Per 45 minuti tutta la sala è stata rapita dal racconto di Rutger. “Credo che il ruolo di cantastorie degli insegnanti sia fondamentale. I bambini e i giovani hanno un gran bisogno di essere catturati da racconti. E’ importante raccontare le cose in modo personale e creare, con l’aiuto di immagini, libri e storie, un’atmosfera particolare in classe. Abbiamo bisogno di essere affascinati”.
Secondo Ingelman, è fondamentale parlare di ciò che è utile per le persone- non solo di soddisfare le esigenze del sistema scolastico. “Dico sempre ai miei studenti che vengono a scuola per me, per loro stessi e per gli altri, perché così impareremo dagli altri e con gli altri”.

Il desiderio di imparare: come lo si risveglia, come lo si mantiene vivo e come lo si fa crescere?
A questa domanda ha risposto per primo Ibrahim Baylan, Ministro svedese dell’Istruzione, nato in Turchia. “Sono arrivato in Svezia all’incirca all’età di dieci anni. E’ stato un viaggio nello spazio ma anche nel tempo. Il paese da cui venivo era indietro di 100 anni rispetto alla Svezia. Lì frequentavo il seminario- era semplice. Non c’era bisogno di capire, solo di imparare a memoria. Per ogni parola sbagliata o dimenticata, c’era una bacchettata sulle mani. I primi periodi qui sono stati difficili, perché non parlavo la lingua. Mi sentivo stupido e a volta saltavo la scuola. Credo che mi sarei potuto considerare piuttosto intelligente, ma mi sentivo un idiota perché non parlavo la lingua. Il linguaggio, al di là del desiderio di imparare, è un fattore fondamentale –per tutti. È una questione socioeconomica, senza di esso, tutto diventa difficile. Vorrei che a scuola si leggesse di più. È estremamente positivo che il ministero di scienza e educazione e quello della cultura siano stati fusi. Discuterò su comprensioni di letture e su come migliorare la formazione degli insegnanti con il mio collega al ministero, Leif Pagrotsky. A tutti serve lo svedese, l’inglese e la matematica nella scuola secondaria superiore. Dall’altra parte, non è né necessario né auspicabile che tutti studino sino ad alti livelli. La conoscenza è potere. Sviluppa le risorse delle persone e le incoraggia a partecipare alla vita sociale, alla democrazia e alla realizzazione dei loro sogni.”
E’ seguita una discussione sul desiderio di imparare. I partecipanti sono stati Martin Ingvar, neuroscienziato e professore alla facoltà di medicina del karolinska Institutet; Astrid Pettersson, vicepresidente dell’istituto per l’educazione di Stoccolma; Ali Sharif, studente della scuola superiore; Sverker Sörlin, direttore scientifico dell’Istituto Svedese per gli Studi nell’Educazione e nella Ricerca; Tjia Torpe, direttrice del comitato per le scienze dell’educazione presso il Consiglio Svedese della Ricerca; due studenti di Nyckelskolan. “L’intento del fondo del Consiglio Svedese della Ricerca dedicato alle scienze dell’educazione è raggiungere dei risultati interessanti che possano essere immediatamente sfruttati nelle scuole. Perché i giovani imparano a suonare la chitarra molto più facilmente nel garage di casa con i loro amici che nelle scuole di musica? Ci sono delle differenze nei modi di apprendere delle persone” dice la Signora Torpe. “Sappiamo molto su come stimolare l’apprendimento. I giovani imparano più facilmente nel garage perché quella forma di apprendimento è basata sulla natura umana: posso partecipare, sono visto dal gruppo e il gruppo ha bisogno di me” dice il prof. Ingvar. “Sì, è così, ma come la mettiamo con gli insegnanti, gli impiegati nelle scuole, i politici e tutti gli altri?” si chiede Tjia. “Siamo cauti: c’è spazio per un miglioramento. Ma non tutto è individuale nell’apprendimento. Ci sono fattori generali che conosciamo a sufficienza. Per esempio, uno studio mostra che un quarto dei bambini ha paura di “essere sgridato se commette un errore”, cosa che certamente rende difficile imparare qualsiasi cosa” dice Ingvar. “L’apprendimento creativo è la chiave di volta. Si impara di più se è divertente e si sperimenta un senso di appartenenza” dice il Sig. Sharif. “L’individualizzazione è pericolosa perché gli standard sono abbassati al punto da non creare più sfide per alcuni studenti” dice il prof. Pettersson. “Ma è meglio imparare al proprio ritmo, così si evitano inutili pressioni” rispondono gli studenti. “Qual è il vostro ritmo? Questo è da definire”, replica Pettersson. “Non si può che apprendere al proprio ritmo, ma è bene essere sotto pressione. Ho visto recentemente “Swan Lake” a Cambridge, dove vivo ora, con ballerini di Mosca- un’ esperienza quasi mistica. Come possono ballare così quando niente funziona nella società attorno a loro?” si chiede il prof. Sörlin. “Quando si lascia spazio al ritmo individuale di apprendimento, si devono individuare gli studenti che hanno bisogno di essere “spinti”. Il sistema è ingiusto per quelli che non vengono da case in cui si legge. Al Karolinska Instituet, l’85% degli studenti di odontoiatria e il 70% di quelli di medicina sono donne. La prevalenza femminile è sbagliata tanto quanto quella maschile” afferma Ingvar. “Voglio sperimentare tutti i tuoi suggerimenti, Martin. Ma il Consiglio Svedese della Ricerca non finanzia ricerche commissionate. Noi vogliamo che i ricercatori abbiano delle idee. Per i ricercatori nel capo dell’educazione, la conoscenza basata sulla curiosità sembra essere importante, mentre nelle scuole domina la ricerca commissionata” osserva Torpe.
Una domanda dal pubblico: “Presumiamo spesso di essere tutti uguali. Ma leggiamo in Nature and Science che siamo biologicamente diversi. Le scuole terranno conto di questo in futuro?” “Questa è una complessa questione etica” dice Ingvar. Ma come risvegliare il desiderio di apprendere? “Si può fare come nello sport. Si pianta un seme nel cervello di un bambino e lo si lascia crescere in un albero di interesse. Come nella trasmissione scientifica “Hjarnkontoret” e nel giornale per ragazzi “Kamratposten”. Per esempio, sapevate che una formica può trasportare 40 volte il suo peso? Come se noi potessimo portare in spalla la nostra macchina. Fantastico! La mia insegnante di chimica e biologia ha una vera passione per quello che fa. Questo mi spinge a voler diventare un medico” dice Sharif. “Molto dipende dalla dedizione degli insegnanti. Da tutto quello che può indirizzare intellettualmente” dice Ingvar. “E’ anche importante per gli insegnanti essere orgogliosi di se stessi e fare il proprio meglio per chi deve stare ad ascoltare, gli studenti” dice Sörlin.


Dove ci porta questa discussione?

Henrik Berggren, giornalista del quotidiano “ Dagens Nyheter” ha presentato le sue riflessioni basate su quanto è emerso dal VA day: “Ovviamente, la curiosità deve poter indirizzare ricerche che possono rivelarsi utili. Ma è assolutamente ragionevole che ci siano delle richieste per le ricerche. Dopo tutto, sono finanziate con le tasse che paghiamo. Gli immigrati di 10 anni non sono i soli ad avere problemi con la lingua, li hanno anche i ricercatori. E’ venuto il momento che ci dicano cosa fanno, e perché lo trovano così divertente e importante”. Lena Hjelm-Wallén, direttrice uscente di VA, prosegue: “Siamo nati curiosi. E’ importante che riusciamo a preservare questa qualità il più a lungo possibile. Sfortunatamente spesso succede qualcosa lungo la strada, e non sappiamo perché. I media hanno un ruolo importante nello stimolare l’interesse nella scienza e nella conoscenza. Per questo motivo, il VA day dell’anno prossimo sarà dedicato a come i giornalisti vedono la scienza”. Majléne Westerlund Panke, nuova direttrice di VA, conclude: “ Vetenskap & Allmänhet può fare molto per aumentare il desiderio di imparare, non da ultimo cercando di rendere più familiari ricercatori e pubblico. Maggiori opportunità di incontro sono fondamentali per avviare un dialogo tra di loro”.

L’articolo è disponibile in inglese in pdf.

Per maggiori informazioni sull’associazione Public & Science visita il sito www.v-a.se.

17 agosto 2005 | in: Contributi, Ricerca,