Umorismo a regola d’arte (2)

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Federico Neresini: Stasera vorrei dimostrare che Francesco Tullio Altan è un “sociologo involontario”. È una dimostrazione molto complicata, perché nemmeno i sociologi sanno bene che cosa significhi fare il sociologo. Però potremmo partire dall’assunto che la sociologia dovrebbe interpretare quel che accade nella società, i fenomeni e i processi sociali. Per sostenere la dimostrazione userò qualcuna tra le numerosissime vignette che Altan ha disegnato. Quali sono, secondo Lei, le caratteristiche che deve avere una vignetta per essere “a regola d’arte”?

Francesco Tullio Altan: In realtà, forse è la sintesi. È come con le barzellette: bisogna ridurre tutto al minimo, cercando però di non tralasciare contenuto. Questa capacità di sintesi, da un lato emerge spontaneamente, dall’altro si impara con il mestiere. Secondo me, una vignetta è a regola d’arte quando anche chi la disegna ha una piccola sorpresa alla fine, forse perché l’elemento della sorpresa è alla base di questo linguaggio. Bisogna spiazzare chi legge, che magari per un attimo crede di aver capito, ma poi si accorge di qualcos’altro. Quando l’autore stesso ha la sensazione di una piccola sorpresa, vuol dire che la vignetta è fatta bene.

Neresini: Filosofi della scienza, psicologi, sociologi, gli scienziati stessi hanno a lungo discusso e – almeno da quanto ne so io – ancora non sono giunti a una conclusione su un problema, quello della scoperta: come si genera l’atto creativo, nel caso specifico nella scienza? I termini della questione grossomodo sono: è un colpo di genio o è frutto di un processo lungo, elaborato, spesso in parte anche tedioso e comunque prolungato nel tempo, che poi poco alla volta porta alla costruzione del messaggio? La mia domanda è analoga: come nasce una vignetta? È un colpo creativo o è il frutto di un lavorio sottotraccia che a un certo punto emerge?

Altan: Secondo me, è il frutto di un lungo depositarsi di pensieri, che a un tratto fanno scattare la reazione. Ad esempio, spesso lavorando ascolto la radio, vedo anche parecchia televisione. A un certo punto mi accorgo di aver sentito una certa espressione (come “abbassare i toni”) migliaia di volte, e allora vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. Se una espressione viene ripetuta in questo modo ossessivo, forse nasconde qualcosa. Allora si prova a spostare l’angolo di visuale per capire se si riesce a intravedere qualcosa che la spieghi. Questa operazione sembra macchinosa, ma in realtà poi sorge fisiologicamente. Uno assimila continuamente, fino a che, a un certo punto, qualcosa succede.

Neresini: Questo però presuppone che chi riceve sia un buon ricettore.

Altan: Bisogna stare attenti: questa è l’unica base del mio lavoro – stare attenti. Poi il resto dipende da molte altre cose, da come uno si è formato, dai libri che ha letto. Per esempio, io ho sempre amato l’umorismo fin da bambino. E queste esperienze si accumulano e ti insegnano il mestiere.

Neresini: Il filo conduttore di questi nostri incontri è sempre stato quello di ragionare sulla scienza e sul suo rapporto con la società. Ecco una vignetta emblematica: un giornalista chiede a un ricercatore quale sia lo stato della ricerca, e lui gli risponde: “Stiamo tentando di capire che malattie vuole avere la gente”. Sembrerebbe che la Sua idea su quale sia lo stato delle relazioni tra chi fa ricerca e il resto della società sia molto chiara.

Altan: In realtà, non ho le idee molto chiare su niente, vado molto a naso. L’affermazione “bisogna investire nella ricerca” si sente ripetere molto spesso. Poi, che cosa questo significhi nella pratica non ce lo spiega nessuno, perché ognuno nasconde la “sua” ricerca. Nel caso di questa vignetta, dovrebbe servire ai grandi farmaceutici, ma è solo un esempio di un metodo generale.

Neresini: In quest’altra vignetta, mi sembra che il tema sia la relazione tra scienza e politica, perché si intravvede in modo molto chiaro una serie di fattori che riguarda la pratica scientifica e ciò che le orbita attorno, compresa la politica, raccolti in un colpo solo, in modo magistrale. Una mamma imbocca suo figlio con cibo transgenico, esortandolo: “Mangia, sennò non capiremo mai se fa male o no”.

Altan: Ecco un esempio di come le vignette nascano da un accumulo, dopo che per lungo tempo hai ascoltato o visto certe cose. Qui infatti si concentrano le polemiche sul transgenico, le notizie più o meno scientifiche di chi afferma che non ci sia rischio.

Neresini: Mi sembra che quest’altra vignetta riguardi il tema scienza e religione. Due tizi s’incontrano, uno asserisce che il mondo è minacciato dai misticismi irrazionali; e l’altro: “Speriamo che si metta a piangere sangue la statua di Cartesio”. Uno degli aspetti che mi hanno fatto ridere è che, mentre alcuni dipingono la scienza come nemica della religione, molti altri ne hanno sottolineato il carattere religioso.

Altan: Tra scienza e religione sono dalla parte della scienza e della ragione, perché tutto ciò che riguarda la religione mi crea malinconia, fin da quando andavo a catechismo da bambino. E non è un sentimento che apprezzo, mi dispiace essere malinconico.

Neresini: Questa idea che la statua di Cartesio possa piangere sangue sembra veramente richiamare l’idea di una dimensione religiosa dell’impresa scientifica.

Altan: Sì, la richiama nel senso che la rifiuta.

Neresini: Suo padre era un famoso antropologo culturale. Sembra che le scienze sociali appartengano proprio alla Sua biografia, e che quindi ogni tanto emergano anche nel Suo mestiere. In questa vignetta un manovale è disoccupato, sua moglie ammalata e suo figlio ignorante: e l’altro tizio replica: “Tre persone non sono un campione rappresentativo”. La vignetta sembra parlare della teoria del campionamento in metodologia delle scienze sociali, quasi come se fosse una presa in giro dei campioni demoscopici.

Altan: Certo, lo spunto è quello, ma non me la prendo con i sondaggi. Qui mi interessa la relazione tra i due personaggi, o meglio, tra ciò che uno dice e ciò che l’altro finge di non capire.

Neresini: L’ultima vignetta riguarda il tema dell’innovazione tecnologica. Un po’ tutti quelli che si occupano di innovazione sono schierati su due fronti. C’è chi sostiene che l’innovazione generi nuovi problemi, cambi così tanto il contesto da sollevare nuove problematiche, mentre altri affermano che a conti fatti le problematiche, almeno quelle che contano, sono sempre le stesse. In questa vignetta, si mostra come l’innovazione tecnologica lasci il problema inalterato. Il supervisore annuncia a Cipputi: “Un giorno sarai sostituito da un robot”; e Cipputi: “E lei cosa farà, verrà a rompermi i coglioni in casa?”

Altan: Questa vignetta è molto vecchia, ma da allora non è cambiato granché.

Neresini: La mia dimostrazione-intervista è finita. Come abbiamo visto, Altan ha una singolare capacità di cogliere il nocciolo delle questioni di cui si occupano i sociologi. Lo ringrazio per essersi prestato a questo esperimento giocoso.

Ascolta l’intervento di Francesco Tullio Altan.

Francesco Tullio Altan è autore di fumetti, disegnatore, sceneggiatore e autore satirico. Ha creato personaggi per l’infanzia molto noti, come Pimpa, Kika e Kamillo Kromo, e illustrato e scritto libri per bambini. Altan realizza anche fumetti e vignette per un pubblico adulto, apparsi dapprima su Linus e poi regolarmente su “L’Espresso” e “la Repubblica”: oltre al famoso operaio metalmeccanico Cipputi, le parodie di personaggi famosi come Cristoforo Colombo, Casanova e San Francesco d’Assisi. Le sue opere più recenti sono I nostri antenati. Tre biografie non autorizzate (Bur, 2009), Altan terapia (Salani, 2010) e Donne nude (Longanesi, 2011).

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