TIME for NANO

Avvicinare il pubblico alle Nanotecnologie

La ricerca nell’area delle nanotecnologie ha contribuito in modo significativo all’espansione delle conoscenze scientifiche negli ultimi anni. Questo sviluppo tecnologico ha prodotto effetti in vari settori di ricerca come la medicina, le ICT, la scienza dei materiali, la produzione di energia e l’industria manifatturiera. Nonostante l’impatto delle nanotecnologie sia rilevante, le trasformazioni non sono così evidenti agli occhi del pubblico e difficili da comprendere a causa della loro complessità e per la scarsa visibilità di cui godono nel dibattito pubblico.

Lo sviluppo delle nanotecnologie nella trasformazione di prodotti e servizi è uno dei più importanti indirizzi della ricerca in questo settore: si assegna a queste attività la capacità di aumentare la competitività e lo sviluppo sostenibile in vari comparti industriali. Mentre si riconoscono i possibili effetti positivi di questi avanzamenti tecnologici, emergono anche alcuni aspetti critici in relazione al possibile impatto dello sviluppo delle nanotecnologie sulla salute e l’ambiente. Ad esempio, nel campo della biomedicina non sono ancora note le possibili tossicità di alcuni prodotti e molte organizzazioni hanno segnalato la possibilità di rischi.

Queste preoccupazioni si riferiscono ad alcuni dibattiti recenti sulle controversie scientifiche, ad esempio sul tema degli OGM, che hanno suggerito la necessità di un maggiore dialogo tra scienziati e società. Un dialogo che dovrebbe essere avviato in fase preliminare anziché dopo che le innovazioni siano state introdotte, se si vuole costruire un clima di fiducia tra le parti interessate. Si tratta di vere e proprie sfide per lo sviluppo delle nanotecnologie e il loro rapido sviluppo richiede nuove politiche che favoriscano la partecipazione dei cittadini nel dibattito sulla loro governance.

In questo quadro si inserisce il nuovo progetto europeo Time for Nano, lanciato nell’ambito del Settimo Programma Quadro della Commissione Europea.
Il primo obiettivo del progetto, infatti, è da un lato informare il pubblico, e in particolare gli adolescenti e i giovani, sulle nanotecnologie, presentandone le potenziali opportunità e i limiti di applicazione; dall’altro aprire uno spazio di dialogo e comunicazione a livello europeo per facilitare la comprensione e il dibattito pubblico.

Dal punto di vista tematico si tratteranno cinque nano dilemmi:
1. Salute: medicina e cibo
2. Ambiente ed energia
3. Sicurezza e privacy
4. Nanodivide: conoscenza e ricchezza
5. Questioni di Bioetica

Il progetto proporrà diversi strumenti per favorire la conoscenza e il dialogo tra gli adolescenti, gli insegnanti e gli operatori degli science center nei paesi coinvolti.

Il primo strumento è un nano kit che sarà utilizzato da gruppi di giovani in vari science center europei nell’ambito di 5 nano-contest su ciascuno dei temi descritti in precedenza.
Il secondo è una piattaforma web che potrà essere utilizzata da singoli e gruppi per sviluppare la conoscenza, la discussione e la creatività sul tema delle nanotecnologie.
Il terzo sarà un doppio appuntamento annuale denominato “nanolympics” a cui potranno partecipare gli adolescenti europei.

Per favorire la costituzione di una comunità di operatori esperti di comunicazione nell’ambito delle nanotecnologie si svolgeranno dei training di formazione.

Il consorzio che realizzerà il progetto è guidato dalla Fondazione Idis Città della Scienza (Italia), e coinvolgerà 13 partner europei, tra cui Observa, Ecsite (Belgio), BridA (Slovenia), Ciência Viva (Portogallo), CCSTI La Casemate (Francia), TSCF (Turchia), Technopolis (Belgio), Politechnika Warszawska (Polonia), Heureka (Finlandia), Ecsite UK (Regno Unito), Deutsches Museum (Germania), CUEN (Italia).

Observa, in particolare, curerà le attività di valutazione, concentrandosi sia sul processo di realizzazione degli strumenti informativi e di dialogo, sia sui risultati finali del progetto.

Nell’immagine una nanoparticella realizzata dal prof. Michael Oliveri, dal dr. Zhengwei Pan e dal dr Yiping Zhao dell’Università della Georgia, www.flickr.com