Studi di laboratorio, ovvero come interpretare la scienza in azione e il rapporto con il pubblico

di Giovanna Sonda

Le biotecnologie avanzate, quelle cioè che operano una trasformazione del patrimonio genetico di un organismo attraverso il trasferimento di geni provenienti da un altro organismo, rappresentano, specialmente in ambito agro-alimentare, un’applicazione dell’ingegneria genetica che non ha ancora trovato piena legittimazione a causa dei numerosi fattori di incertezza che tuttora caratterizzano i prodotti delle manipolazioni genetiche.
Per questo la comunità scientifica si trova di fronte ad un grande problema: giustificare la propria attività dimostrando gli elementi di interesse della ricerca condotta sulle piante geneticamente modificate (PGM) e i vantaggi che le biotecnologie possono offrire all’uomo e all’ambiente. In altre parole, gli scienziati devono trovare il modo per condividere col pubblico le ragioni per cui vale la pena investire in questo settore di ricerca. Si tratta, per usare un concetto caro ai sociologi della scienza, di mettere in atto un processo di traduzione degli interessi dei vari gruppi sociali (scienziati, agricoltori, consumatori, politici ecc.) perché il successo di una scoperta scientifica non dipende solo dalla correttezza delle procedure utilizzate, ma anche dal suo impatto sociale, ossia da come questi risultati vengono recepiti da coloro che potranno fruirne e da coloro che saranno disposti ad investire affinché quella ricerca vada avanti.

L’eterogeneità dei soggetti attualmente coinvolti nel dibattito sulla sicurezza delle biotecnologie agroalimentari conferma il carattere sociale della ricerca scientifica. Il filone dei laboratory studies ha dimostrato che la scienza non è diversa da altre attività sociali che sono influenzate dal contesto di interazione e dalle dinamiche interpersonali e intergruppi. Infatti, le scoperte scientifiche non sono esclusivamente il risultato di attività di studio, ricerca e sperimentazione, ma sono anche il frutto di negoziazioni tra attori diversi, della capacità di individuare i possibili destinatari delle scoperte scientifiche e di guadagnare il loro sostegno.
Il caso delle piante transgeniche ha scoperto una frattura fra scienza e società che sta mettendo in luce i risvolti pratici di una scarsa comprensione degli interessi sociali e degli obiettivi della scienza. Non solo, ma le modalità del confronto (scontro) su questo tema hanno anche messo in luce il ruolo cruciale della comunicazione scientifica e le difficoltà connesse ad una cattiva gestione dell’informazione.

A questo proposito risulta di cruciale importanza la capacità del mondo della scienza e dei decisori politici di entrare in contatto con il pubblico dei non esperti. La comunicazione pubblica, in questo ambito sarà efficace se oltre ad informare su quello che si sta facendo o decidendo, si pensa che la comunicazione dovrebbe anche rispondere agli interrogativi del pubblico che è composto di diversi stakeholders. Non si tratta, ad esempio, di limitarsi a trasmettere informazioni tecnico-scientifiche sui rischi e i benefici delle PGM, ma di affrontare anche considerazioni economiche, etiche e morali che condizionano la fiducia del grande pubblico nei confronti del mondo scientifico e della politica. La mancata comprensione di questi meccanismi ha portato, in tempi recenti, a situazioni di stallo comunicativo in cui, da un lato, il pubblico è stato definito irrazionale ed emotivo, dall’altro lato, si è attribuita agli scienziati una certa tendenza a formulare argomentazioni che rispondono a domande che vengono dall’interno del loro mondo e non ai dubbi della gente comune.

8 febbraio 2006 | in: Contributi,