Scienza, Rischio e Rappresentazioni Sociali

IPTS report, issue 82, March 2004

di Andrea Lorenzet e Federico Neresini

Introduzione

Le “rappresentazioni sociali” (Moscovici, 1984) sono interpretazioni che noi tutti usiamo nella vita quotidiana per attribuire un significato (o più significati) ai più diversi aspetti della nostra esistenza. Esse hanno origine nella vita sociale, nei gruppi, nei dibattiti pubblici e attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Ogni rappresentazione sociale è convenzionale e associa un significato ad una determinata immagine. Per esempio, quando pensiamo alla clonazione, l’immagine di una pecora ci verrà alla mente molto facilmente . Inoltre, tale immagine porterà con sé un sistema di significati relativamente fissi, che sono stati definiti precedentemente al nostro atto di interpretazione. Quando usiamo le rappresentazioni sociali mettiamo delle etichette alla realtà di modo da rassicurarci rispetto a ciò che era precedentemente sconosciuto e al fine di cercare di far sembrare convenzionale ciò che non è convenzionale. Inoltre, noi realizziamo questi processi in modi che non seguono necessariamente ciò che viene considerato “Razionale” in senso scientifico e che fanno invece propri opinioni e valori che sono socialmente definiti.

Le rappresentazioni sociali sono importanti perché ci dicono qualcosa sul modo in cui diamo significato alla realtà nella vita quotidiana. E’ perciò interessante cercare di indagare come esse sono attive nel processo di valutazione dei rischi nelle crisi scientifiche, quando, cioè, tale quotidianità viene in qualche modo messa in crisi.

In anni recenti le crisi a carattere scientifico hanno guadagnato l’attenzione di un pubblico sempre più vasto e le controversie a carattere scientifico, specialmente quelle che coinvolgono le biotecnologie, hanno raggiunto una copertura considerevole da parte dei media. In ogni caso, la crescente presenza di scienziati sul palcoscenico dei media di massa sembra essere in contraddizione con i meccanismi che gli scienziati stessi usano per validare i risultati della ricerca scientifica. Il metodo scientifico, infatti, prevede che i risultati di una ricerca possano essere validati o falsificati solamente attraverso il meccanismo della peer review, vale a dire attraverso la revisione da parte di altri scienziati dei risultati ottenuti, senza l’interferenza di nessun altro attore.

Nonostante ciò, nel caso di una crisi a carattere scientifico, i fatti scientifici tendono ad oltrepassare i confini della comunità scientifica, per dare vita a processi di interazione tra scienza e società. Tali processi non sono monodirezionali, dato che, da un lato, gli scienziati si rivolgono al pubblico nel tentativo di risolvere le loro controversie interne, e, dall’altro, il pubblico si rivolge agli scienziati, e con loro ai decisori politici, ogni volta che si prospetta l’insorgere di potenziali rischi legati a scoperte scientifiche. In tale contesto i decisori politici sono attori cruciali; l’impresa scientifica è infatti strettamente legata alla sfera politica, non solo per ciò che riguarda i finanziamenti alla ricerca, ma anche per quanto concerne i vincoli legislativi all’attività di ricerca.

A partire da questi elementi, una delle caratteristiche più importanti dei dibattiti pubblici nei media su tematiche scientifiche è che spesso gli aspetti chiave delle vicende sono altamente controversi, causando non pochi fraintendimenti tra gli attori coinvolti. Per i decisori politici ciò comporta il difficile compito di bilanciare il bisogno di avere una affidabile consulenza scientifica, che, particolarmente nei casi di crisi, è indispensabile, e la necessità di mantenere il sostegno del pubblico. Sarà quindi utile analizzare in modo più approfondito in che modo questi processi di interazione sociale hanno luogo, in modo da potersi rapportare ad essi nel modo migliore possibile.

La scienza, i media di massa e le rappresentazioni sociali

Molto frequentemente gli scienziati sono critici nei confronti dibattiti scientifici nei media, considerandoli “irrazionali”. Gli scienziati sono infatti spesso insoddisfatti del modo in cui il loro lavoro è rappresentato; in modo particolare, essi sono spesso infastiditi dalle critiche del pubblico, perché pensano che chi non fa parte della comunità scientifica non sia in grado di fornire giudizi sul loro lavoro. In questo senso il fatto scientifico viene considerato dai membri della comunità scientifica come oggettivo, non sottoposto quindi a giudizi di natura morale, o in generale, alle opinioni del pubblico. In altre parole, gli scienziati solitamente credono che la presunta certezza dei fatti scientifici possa essere in qualche modo “presa a prestito” dalla discussione pubblica e fatta propria anche dagli altri attori sociali coinvolti nell’interazione nelle arene pubbliche. Ma i dibattiti pubblici seguono invece delle regole che non sono quelle proprie della razionalità scientifica.

Da una prospettiva differente, la certezza e l’immutabilità dei fatti scientifici sono condizioni che si verificano raramente anche nel contesto di produzione della conoscenza e non solo nel contesto della discussione pubblica. Nella loro attività, gli scienziati sono infatti costantemente impegnati nel negoziare i loro confini interni e i confini tra scienza e società. Quando qualcosa va storto e c’è una crisi interna, gli scienziati ricorrono al pubblico e lo designano implicitamente come giudice delle loro controversie (Bucchi, 1998). Questo processo ha particolarmente luogo quando uno scienziato assume il ruolo dell’eretico e si contrappone al paradigma dominante, fino a minarne le basi teoriche, per esempio attraverso la pubblicazione di dati che confutano determinati aspetti di una teoria. In un tale contesto, “deviare” verso il pubblico è per gli scienziati un modo per raggiungere un nuovo equilibrio e per ridefinire le loro relazioni (ibid.). In più, ci sono altre e più frequenti ragioni per cui un fatto scientifico può apparire nelle arene pubbliche. Nel corso del suo processo di ridefinizione e ricostruzione, ciò che diverrà un fatto scientifico deve guadagnare il sostegno di attori che non fanno parte della comunità scientifica e che sono interessati ad esso per varie ragioni (ad esempio per ragioni economiche, politiche, culturali e così via). I fatti scientifici, quindi, se vogliono guadagnare maggiore sostegno e forza, devono uscire dal contesto della comunità scientifica per interessare un numero di attori sociali il più ampio possibile. Tale “spostamento” ha un prezzo: i fatti scientifici devono accettare un parziale cambiamento di significato, per adattarsi alle necessità dei nuovi attori in essi coinvolti. Tali nuovi significati possono essere leggermente o anche molto differenti dalle interpretazioni che ne avevano fornito i loro promotori, ma sono necessarie per permettere ai fatti scientifici di crescere e di guadagnare forza , perché supportati da una più ampia rete di “alleati” (Latour, 1987). I mass media, allo stesso modo di altri attori, sono una parte cruciale di queste reti, dal momento che costituiscono uno dei principali luoghi in cui i significati e le interpretazioni sono costantemente negoziate.
In questo modo, una volta che il pubblico viene esposto a queste tematiche, il fatto scientifico si apre a molteplici interpretazioni fornite da diversi attori sociali (Neresini, 2000).
Quando un fatto scientifico appare nell’arena pubblica tali nuove interpretazioni si formano a partire dagli schemi mentali forniti dalle rappresentazioni sociali attive nella società.
Come già esposto in precedenza, le Rappresentazioni Sociali (Moscovici, 1984) sono modelli che ci permettono di “incorniciare” la realtà e che hanno uno scopo semplice e chiaro: quello di fornirci le risorse cognitive per affrontare ciò che era precedentemente sconosciuto. E cosa può essere più sconosciuto, sia nei suoi contenuti, sia nelle sue conseguenze, di una nuova scoperta scientifica?

Per essere attive le Rappresentazioni Sociali devono essere condivise da un gruppo di individui. Esse sono a base consensuale, perché forniscono dei punti di vista sulla realtà che sono socialmente condivisi. Ovviamente, molto spesso le Rappresentazioni Sociali possono sembrare illogiche e irrazionali, ma la loro importanza risiede nel loro ancoraggio culturale. Ignorarle, come gli scienziati spesso sembrano propensi a fare, può avere una influenza pesantemente negativa nell’intero processo di comunicazione della scienza, perché conduce inevitabilmente a delle incomprensioni, al declino della fiducia del pubblico nella scienza e, conseguentemente, nei decisori politici che utilizzano la consulenza scientifica.

La valutazione dei rischi e l’uso della conoscenza scientifica

L’uso delle Rappresentazioni Sociali nei dibattiti pubblici su tematiche scientifiche è estremamente importante, perché in tale contesto la conoscenza scientifica perde i suoi “privilegi” e il suo potere esplicativo sulla realtà, per diventare solamente un punto di vista tra gli altri, specialmente quando si parla di percezione del rischio. In altre parole, l’atteggiamento del pubblico nei confronti dei rischi tende ad essere influenzato, ad esempio, da istanze culturali, morali, politiche e economiche allo stesso modo che da istanze scientifiche. Naturalmente i decisori politici devono essere consapevoli di questi specifici aspetti dei dibattiti sulle tematiche scientifiche, perché la percezione dei rischi da parte del pubblico è in relazione diretta con la fiducia del pubblico nelle istituzioni.

Le tematiche in questione sono inoltre connesse al più ampio dibattito sulla natura dei rischi nelle società (post-)moderne. La crescente consapevolezza che la modernità ha portato con sé non solo sviluppo e benessere, ma anche nuovi problemi e quindi nuovi rischi, ha permesso a sociologi come Anthony Giddens (1990) di riconoscere nell’ansia una delle caratteristiche chiave delle società contemporanee. In un tale contesto, capire in che modo una determinata società valuta i rischi diventa un modo per interpretare la natura profonda della società stessa. E nelle nostre società i rischi sono valutati attraverso il dibattito pubblico che avviene principalmente nei mezzi di comunicazione di massa. In un tale contesto la comunicazione riveste un ruolo cruciale, perché è attraverso di essa si rinegoziano continuamente i confini tra ciò che è accettato da una comunità e ciò che invece costituisce un rischio per la società nel suo insieme. Nel caso della comunicazione della scienza, i cittadini si esprimono attraverso la mediazione dei loro presunti portavoce: le associazioni, i partiti politici, i movimenti e così via. Quindi, la valutazione dei rischi condotta attraverso il dibattito pubblico, e non solo attraverso i metodi propri della scienza, diventa la base per raggiungere una reale partecipazione democratica. Ciò diventa ancora più importante se si tiene presente che la scienza è una delle istituzioni più potenti nelle nostre società e che, nonostante il fatto che le sue applicazioni tecnologiche siano così diffuse, la scienza tende a lasciare le altre istituzioni e il pubblico fuori dai suoi processi e dalle sue decisioni (Feyerabend, 1978). In ogni caso, dato che la scienza è così importante e cruciale nelle società contemporanee, diventa necessario per i decisori politici lasciar scegliere i cittadini tra differenti tecnologie, e quindi tra differenti rischi potenziali, se intendono mantenere la fiducia del pubblico nel caso di una crisi.

Inoltre, è importante sottolineare i differenti modi attraverso cui gli scienziati e il pubblico solitamente misurano i rischi. In generale, il pubblico tende a tralasciare argomentazioni che si riferiscono alla razionalità scientifica quando deve valutare i rischi, mentre gli scienziati enfatizzano la necessità di usare la razionalità scientifica.

In alcune circostanze è la conoscenza scientifica stessa che è scarsa o presenta aspetti controversi, in modo tale da non permettere di utilizzarla per prendere decisioni di carattere politico. Per esempio, nel dibattito sugli Organismi Geneticamente Modificati, gli scienziati affermano che non ci sono dati che possano confermare la loro pericolosità, ma ciò non è considerata una garanzia sufficiente da una larga parte del pubblico, perché nessuno è in grado di stabilire in maniera categorica che gli OGM non avranno degli effetti negativi sull’uomo nel futuro. In questo modo gli scienziati non sono più considerati in grado di valutare i rischi che loro stessi hanno contribuito a creare.
Nemmeno una maggiore e più esaustiva informazione scientifica sembra essere un antidoto efficace nei confronti dei timori del pubblico, dal momento che, come recenti ricerche hanno dimostrato, le paure nei confronti delle biotecnologie, nel caso specifico quelle alimentari, sono particolarmente presenti tra il pubblico dei più informati (Bucchi e Neresini, 2002).
Ciò conferma il fatto che più informazione non significa necessariamente più comunicazione, e che una buona informazione è un prerequisito necessario ma non sufficiente per arrivare ad una buona comunicazione.

Conclusioni

La scienza ha un ruolo cruciale nelle nostre società , e quindi nell’agenda dei governi. Anche se gli scienziati spesso rivendicano la propria indipendenza nei confronti del resto della società e sostengono l’ideale della “pura” conoscenza, la comunità scientifica è strettamente connessa alla politica, alle istituzioni economiche e al pubblico. In questo modo è possibile per la società avere una voce su che cosa, su come e sul perché la scienza fa ciò che fa; non a caso i dibattiti su tematiche scientifiche sono sempre più presenti nei media.
Quando un fatto scientifico diventa un tema rilevante per la società, la scienza non è più solamente scienza, ma comincia ad incorporare nel suo discorso elementi di opinione. Non importa quale sia la natura di questi elementi (siano essi culturali, morali, politici o economici), essi diventano importanti allo stesso modo del punto di vista scientifico sulla realtà.
Da questa prospettiva, oltre ad avere un migliore e più trasparente uso della conoscenza scientifica, quando prendono le loro decisioni i politici devono considerare altre “razionalità” oltre a quella scientifica, dato che tali “razionalità” sono espresse nel dibattito pubblico e rappresentano il punto di vista degli attori coinvolti nel tema in discussione. In termini pratici, ciò comprende il riconoscimento della validità dei diversi modi in cui il pubblico valuta i rischi che sono prodotti dalle nuove scoperte scientifiche e dalle loro applicazioni tecnologiche, anche se tali modi non seguono la razionalità scientifica e sono “solamente” Rappresentazioni Sociali.
Nell’era delle crisi a carattere scientifico, la credibilità dei metodi e degli obiettivi della scienza ha smesso di essere un dato di fatto ed è diventata una meta da raggiungere attraverso la negoziazione pubblica.

Bibliografia
Bucchi M. , Science and the Media, Routledge, London-New York, 1998, p. 1-34.
Bucchi, M. and Neresini, F. , Biotech Remains Unloved by the More Informed, Nature vol. 416, 21 march 2002, p. 261.
Feyerabend, P.K. , Science in a Free Society, NBL, London, 1978.
Giddens, A. , The Consequences of Modernity, Polity press, Cambridge, 1990.
Latour, B. , Science in Action. How to Follow Scientists and Engineers through Society, Harvard University Press, Cambridge, 1987.
Moscovici S. , The Phenomenon of Social Representations, in Farr R.M. and Moscovici S. (edited), Social Representations, Cambridge University Press, Cambridge, 1984.
Neresini F. , And Man Descended from the Sheep. The Public Debate on Cloning in the Italian Press, in “Public Understanding of Science”, 9, 2000.

Pubblicato sul sito web: http://www.jrc.es/home/report/english/articles/vol82/SCI2E826.htm

31 maggio 2004 | in: Contributi,