Produzioni biologiche tra mercato e cultura

di Giuseppe Pellegrini

L’ultima edizione del Salone del Gusto a Torino ha rilanciato il tema del consumo consapevole e dell’importanza di costruire un nuovo rapporto tra produttori e consumatori, rendendo questi ultimi più partecipi e attivi.
Rispetto alle precedenti edizioni è aumentata in modo consistente la presenza dei produttori e l’interesse del pubblico, dimostrato dalla folta partecipazione ai dibattiti e ai momenti culturali. In questa e in altre manifestazioni simili – sempre più numerose negli ultimi anni – si registra una viva attenzione al cibo come fatto culturale e non solo come momento di consumo.

Alla fine degli anni ottanta, quando il movimento slow food cominciò a manifestarsi con forza, pochi pensavano che il pubblico sarebbe stato interessato alle questioni etiche e politiche legate al cibo. Invece, i consumi e i comportamenti dei consumatori si sono orientati in modo sempre più attento verso forme di tutela, responsabilità e coinvolgimento nelle modalità di produzione alimentare. Il successo delle manifestazioni come quella torinese segnala un insieme di interessi ramificati che vanno dal rispetto della biodiversità all’enogastronomia, dalla cultura del gusto tipico all’agricoltura biologica. Quest’ultima è divenuta una realtà sempre più consistente e significativa negli ultimi anni, tanto da portare l’Italia in vetta alla classifica dei paesi europei con la maggiore presenza di imprese agricole ad indirizzo biologico.

Una recente indagine condotta da Observa nell’ambito del progetto Risbio finanziato dal Ministero delle politiche agricole e forestali, ha coinvolto sessanta produttori di varie zone d’Italia permettendo di raccogliere informazioni di prima mano sull’attuale situazione delle produzioni biologiche e sui fronti di promozione e sviluppo.

Dopo un periodo di rapida crescita dei terreni coltivati grazie ai finanziamenti pubblici, si assiste oggi ad una contrazione del numero di imprese che si attesta sulle 40.000 unità. Nonostante siano venuti meno i sussidi pubblici, la maggior parte dei produttori continua l’attività nel settore motivata principalmente da ragioni legate al rispetto dell’ambiente e alla promozione di una migliore salute per l’uomo. Superata la prima fase di grande sviluppo, il settore si è stabilizzato e gli operatori avvertono la necessità di una ulteriore specializzazione. Quindi, la prospettiva in cui i produttori indirizzano i loro sforzi è quella di medio e lungo periodo, superando la normale esigenza di ottenere risultati nell’immediato.

Ma il fronte più interessante per quanto riguarda lo sviluppo del settore riguarda la promozione e la valorizzazione dei prodotti bio. Gli imprenditori del biologico hanno ormai compreso che, per ottenere risultati apprezzabili, non si tratta solamente di proporre cibi buoni e sani, ma bisogna intensificare e migliorare tutto ciò che sta intorno ai cibi biologici: in altre parole tutti gli elementi culturali che possono valorizzare questa categoria di prodotti. Vi è la consapevolezza che le attuali strategie di marketing, la comunicazione e le iniziative spesso scollegate promosse dai produttori singolarmente e in forma associata non riescano ad incontrare le esigenze dei consumatori. Gli operatori del settore sottolineano, in definitiva, l’importanza di garantire accanto alla qualità dei prodotti ottenuti un’adeguata valorizzazione degli sforzi compiuti, affinché il patrimonio di esperienza e conoscenze non si disperda, ma divenga stimolo e sostegno a nuove iniziative.
Mercato e cibo hanno sempre oscillato tra una tendenza al consumo e una tendenza alla valorizzazione di tipo culturale. Di nuovo, oggigiorno, c’è il concetto di consumo consapevole che il mercato in gran parte nega, anche se negli ultimi anni vari fenomeni hanno dimostrato il contrario. Le esperienze più significative che hanno permesso di soddisfare la crescente domanda culturale nell’ambito del biologico sono quelle legate alla valorizzazione delle pratiche locali, i mercati del biologico, l’accoglienza nelle aziende agricole, l’avvicinamento dei produttori ai cittadini mediante i gruppi di acquisto.

17 novembre 2006 | in: Cittadini, Contributi,