Perché i cittadini sono contrari alle biotecnologie

IL GAZZETTINO – Vicenza e Bassano
Venerdì, 18 Giugno 2004

LA RICERCA Indagine del centro “Observa” premiata con la pubblicazione sulla prestigiosa rivista “Science”
Paura da Ogm, Vicenza interroga
E in futuro nascerà un osservatorio permanente sul rapporto tra scienza e società
Di Paolo Masera

«Chi dovrebbe prendere le decisioni sulle biotecnologie?» «Tutti i cittadini».

É la risposta che dà il 22 per cento di un campione rappresentativo di italiani nel sondaggio compiuto da due studiosi vicentini sul perchè la gente sia contraria a questo tipo particolare di ricerche scientifiche e i cui risultati oggi vengono pubblicati sulla rivista americana Science.

L’inchiesta, condotta da Federico Neresini e Massimiano Bucchi, entrambi docenti di sociologia rispettivamente all’Università di Padova e di Trento, è stata incentrata sulle biotecnologie e sulle loro applicazioni pratiche in medicina e nel settore agroalimentare. «La ricerca – spiegano Neresini e Bucchi – condotta su un campione di mille persone, ha evidenziato due atteggiamenti completamente diversi. Di sostanziale apertura nell’ambito medico perchè la gente è disponbile a correre anche dei rischi, legati alla ricerca, sapendo però di poter avere in cambio dei grandi vantaggi sul fronte di malattie gravi per le quali oggi si può ancora fare poco. Per contro, nell’ambito agroalimentare ed in particolare degli organismi geneticamente modificati, c’è diffidenza e chiusura. Gli ogm rappresentano una novità che si scontra con abitudini e opinioni fortemente radicate».Una risposta negativa, tengono a precisare i due ricercatori, che non deriva da un atteggiamento antiscientifico, ma che è il frutto di un’opinione stratificata, cioè consolidata nel tempo, e sulla quale messaggi e informazioni arrivate dai media hanno scarsa influenza.

«E questo si spiega – chiarisce Neresini – per il fatto che sull’alimentazione c’è una risposta fortemente conservatrice. Ancor più marcata nei Paesi mediterranei e in Italia dove c’è una grande cultura culinaria». Diffidenza, poi, che non è legata al grado di preparazione culturale. Anzi. Il 40 per cento degli intervistati con una scolarizzazione modesta è favorevole alle innovazioni introdotte dalla scienza. All’opposto c’è un 10 per cento, con una buona preparazione, che è molto più critica verso la ricerca scientifica.

«E la diffidenza verso gli ogm è totalmente indipendente da ideologie, sesso e area geografica – puntualizza Bucchi – anzi, gli intervistati rivelano in proposito un forte pragmatismo. Va aggiunto poi che una forte componente della chiusura verso gli ogm deriva anche dal dubbio, molto sentito tra la gente, che le forme tradizionali della politica non sappiano gestire questi processi di innovazione. Ed è quindi in questa direzione che si è registrato questo cambiamento negli ultimi anni. I cittadini pur nutrendo ancora molta fiducia verso gli scienziati, non li considerano più come elementi super partes, bensì come uno degli attori in gioco. Così come è cresciuta di molto la richiesta di essere coinvolti in queste scelte. I cittadini non accettano più di essere “imboccati” e chiedono di aver voce in capitolo. Ed è un segnale che sia il mondo della scienza che quello della politica farebbero bene a non sottovalutare».

Non a caso l’argomento di questa ricerca è stato scelto autonomamente da Bucchi e Neresini e i risultati del loro lavoro, non essendo finanziati da gruppi o enti particolari, sono esenti da qualsiasi possibile condizionamento. Per contro i dati che loro mettono a disposizione di tutti, via internet, costituiscono comunque un punto di riferimento costante sia per la presidenza del consiglio dei ministri sia per il ministero della salute pubblica, come pure di molte industrie, comprese le multinazionali del settore agroalimentare che, proprio di recente, cominciano a manifestare i primi segnali di un possibile ripensamento sull’impiego degli ogm.

L’articolo è disponibile sul sito de Il Gazzettino alla pagina seguente:
http://www.ilgazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1947221&Luogo=Vicenza&Data=2004-06-18&Pagina=1


IL Sole24Ore
Venerdì 18 Giugno 2004

Italiani ostili alle biotecnologie
Lo conferma un’indagine realizzata su un campione di mille persone.

Federico Neresini e Massimiano Bucchi, dell’Università di Padova, hanno pubblicato su “Science” i risultati di una ricerca sull’avversione che gli italiani hanno nei confronti delle biotecnologie. I due ricercatori hanno analizzato le risposte a un sondaggio telefonico che ha coinvolto un campione di quasi mille persone. I risultati mostrano come l’84% degli intervistati sia favorevole a continuare le ricerche nel settore biomedico, mentre tale percentuale si abbassA al 57,3% per quanto riguarda la tecnologia alimentare. Secondo i ricercatori, la contrarietà verso la biotecnologia non deriverebbe da una ostilità preconcetta verso la scienza, quanto piuttosto dai timori legati ai legami esistenti tra ricerca scientifica, politica e affari.

L’articolo è disponibile sul sito de Il Sole24ore alla pagina http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=476712&chId=30&artType=Articolo&back=0


L’ADIGE
Martedì 22 Giugno 2004

Si teme il legame fra ricerca, politica e affari: l’indagine pubblicata su Science
ecco perché la gente ha paura degli OGM.

Per leggere l’articolo clicca qui (file in formato .zip – circa 180 K)

18 giugno 2004 | in: Rassegna stampa generale, Tags: