Perché i cittadini sono contrari alle biotecnologie

IL GIORNALE DI VICENZA
Mercoledì 23 Giugno 2004
In cronaca, pag. 18

Due sociologi vicentini hanno pubblicato un saggio per la rivista americana Science
«Decisioni cercansi per gli ogm »
Bucchi: «Tocca alla politica» Neresini: «Scienziati superbi»
di Marino Smiderle

Biotecnologie, organismi genetici modificati, clonazioni. Tu chiamale, se vuoi, rivoluzioni. In nome e per conto di sua maestà la scienza, che in questo momento non si sa bene come conciliare con il processo di decisioni politiche e con il comune sentire dei cittadini. Massimiano Bucchi, dell’università di Trento, e Federico Neresini, dell’università di Padova, sono due giovani sociologi vicentini che studiano il complesso rapporto tra questo genere di rivoluzioni scientifiche e il modo in cui vengono percepite dalla gente.
L’anno scorso pubblicarono un articolo sulla rivista scientifica inglese Nature e questa settimana un loro pezzo sull’argomento è uscito sulla prestigiosa rivista americana Science , una sorta di bibbia per chi si occupa della materia. Titolo eloquente: “Perché i cittadini sono contrari alle biotecnologie?”.

Nella sede dell’associazione Observa , in stradella del Garofolino, Bucchi e Neresini discutono amabilmente di uno dei periodi più controversi che sta attraversando la ricerca scientifica. «Una delle domande che abbiamo rivolto alla gente quando abbiamo effettuato il sondaggio – attacca Bucchi – si riferisce a chi dovrebbe prendere decisioni sulle biotecnologie. I risultati mettono in rilievo che il potere dovrebbe essere condiviso tra tutti: il 20,9 per cento ha risposto “tutti i cittadini”, mentre il 29,9 per cento delegherebbe “l’Unione europea”. Per l’11,9 per cento, invece, toccherebbe agli scienziati stessi decidere come muoversi».
Bucchi e Neresini stanno a metà strada tra scienziati e sociologi, e potremmo quindi chiamarli “scienzologi”, nel senso che si occupano del complesso rapporto tra la scienza e la società, o meglio, di come la società percepisce il progresso scientifico, che in questi ultimi tempi ha acquistato una velocità paurosa, pericolosa. Si fa fatica ad orientarsi, anche perché si avverte l’inadeguatezza, l’incapacità ad orientarsi in questi complessi labirinti del sapere. La questione è: facciamo decidere gli scienziati? Oppure, come si fa a mettere i politici nelle condizioni di prendere decisioni?
«Il guaio è; – osserva Bucchi – è che oggi si pretendono dagli scienziati le stesse risposte certe che una volta si pretendevano dalla religione. Risposte certe, prive di dubbi. Ma la scienza, almeno nella fase della ricerca, è piena di dubbi».
Il fatto che la comunità scientifica internazionale decida di pubblicare articoli problematici sull’argomento, come quelli di Bucchi e Neresini (prima Nature e poi Science ) testimonia però che c’è un certo sforzo di analizzare la questione della comunicazione. «Anche se – considera Neresini – c’è sempre la tendenza a trattare il problema da un punto di vista di inconscia superiorità: della serie, noi abbiamo la verità e adesso la porgiamo a voi comuni mortali. Un atteggiamento che, per fortuna, sta cambiando, come testimonia l’intenzione della comunità scientifica di analizzare le nostre ricerche».
Già, ma gli ogm, gli organismi geneticamente modificati, sono da diffondere oppure no? E sulla clonazione come la mettiamo? «Noi siamo in democrazia – sostiene Bucchi – e, contrariamente a quanto si pensa, è un sistema molto complesso. Il meccanismo per farla funzionare è una sorta di processo di deleghe: alla fine sono i politici che noi abbiamo votato a dover scegliere. A volte capita, per esempio con i referendum, che siano i cittadini a decidere direttamente. Non è detto che tutte le scelte prese democraticamente siano poi corrette, vedi il caso delle centrali nucleari, ma questo è il sistema di valori che ci siamo dati e va rispettato. Anche se, personalmente, spero non si arrivi ad un referendum sugli ogm».
Nel processo di comunicazione ai cittadini delle nuove scoperte scientifiche, anche i mass media hanno il loro ruolo. Qualcuno dice che giornali e televisioni siano i maggiori responsabili delle incomprensioni e delle storture. «Noi non siamo di questo avviso – risponde Neresini -. Il vero dilemma è relativo all’interazione tra i tre attori fondamentali: scienziati, processo decisionale e rappresentanza politica. In questo momento manca un adeguato collegamento, ed è questo il nodo da sciogliere. Certo, i giornali sono importanti. Ma a questo punto dove mettiamo la scuola?».
I due sociologi vicentini non si fermeranno qui. Tra le altre ricerche in cantiere, una sull’influenza delle etichette per distinguere gli ogm dagli altri alimenti, una sulla percezione del rischio alimentare e una sul perché sta calando il numero di studenti che studiano scienze. Per rispondere a quest’ultima domanda basterebbe la frase che lo scrittore Giovanni Arpino amava ripetere: «Hanno fatto più disastri gli scienziati di quanti ne abbiano combinati gli ignoranti». Forse difetta di scientificità e magari scivola nel qualunquismo, ma aiuta a spiegare il perché i cittadini siano contrari alle biotecnologie.

L’articolo è disponibile sul sito web de Il Giornale di Vicenza

23 giugno 2004 | in: Rassegna stampa generale, Tags: