Per gli italiani la ricerca è essenziale

ma vanno ripensate le regole organizzative

di Massimiano Bucchi

Recentemente si è molto discusso di riforma universitaria e tagli alla ricerca. Ma quali sono gli orientamenti dell’opinione pubblica rispetto al ruolo della ricerca e dei ricercatori nella società italiana? I dati dell’Osservatorio Scienza e Società contribuiscono ad arricchire il dibattito.

Una percezione ormai incontestabilmente generalizzata tra gli Italiani è quella che vede nella ricerca scientifica un importante fattore di competitività economica: oltre l’80% ritiene che senza investimenti in ricerca un paese sia condannato al declino; a questa percezione viene associata quella altrettanto diffusa dell’eccessiva influenza dei fattori politici nella ricerca.
Più articolati i giudizi su altri aspetti. Oltre quattro italiani su dieci, ad esempio, sono convinti che non si possano mettere limiti alla libertà degli scienziati, limiti che per circa un terzo degli intervistati non dovrebbero, invece, essere oggetto di autoregolazione da parte degli stessi ricercatori. Infine, meritevoli di attenzione sono anche le quote non trascurabili di italiani che si riconoscono in affermazioni piuttosto forti sulla presenza di interessi economici nel mondo della ricerca – il 54,6% ritiene che “ormai anche gli scienziati pensino solo a far soldi” – e sulle sue regole organizzative e di reclutamento – per il 63,6% nel mondo della ricerca fanno carriera “solo i raccomandati”.
All’aumentare dell’istruzione, aumenta anche la propensione ad accordare maggiore libertà alla scienza e diminuiscono i giudizi critici sugli aspetti organizzativi, così come sul peso degli interessi economici nella ricerca. In particolare, i giudizi più ‘cinici’ nei confronti del mondo della ricerca (secondo cui la carriera di un ricercatore progredisce grazie alle raccomandazioni e la ricerca risponde prevalentemente a interessi economici) sono espressi prevalentemente da rispondenti di età avanzata e con un livello di scolarità medio basso.

I risultati completi dell’indagine sono pubblicati in V. Arzenton e M.Bucchi, Gli italiani e la scienza. Primo rapporto su scienza, tecnologia e opinione pubblica in Italia, in Observa Science in Society, Annuario Scienza e Società 2008, Ergon Edizioni 2008.

L’Osservatorio Scienza e Società è dal 2003 il primo monitoraggio permanente delle tendenze e degli orientamenti dell’opinione pubblica italiana nei confronti di ricerca e innovazione tecnologica. Promosso da Observa Science in Society con il sostegno della Compagnia di San Paolo, l’Osservatorio nasce con l’intento di offrire a policy makers, media, istituzioni di ricerca e cittadini una solida base conoscitiva, suscettibile di comparazione a livello internazionale e di aggiornamenti periodici, per favorire un dibattito informato e costruttivo sui temi del rapporto tra scienza e società. È condotto tramite interviste CATI su un campione di 1000 casi, rappresentativo della popolazione italiana di età superiore a 15 anni, con la supervisione scientifica di Massimiano Bucchi (Università di Trento), Federico Neresini e Giuseppe Pellegrini (Università di Padova) e la direzione di Valeria Arzenton (Observa – Science in Society).

La rilevazione a cui fa riferimento l’articolo è stata condotta tramite interviste telefoniche con metodo CATI su un campione di 996 casi, stratificato per genere, età e ripartizione geografica, rappresentativo della popolazione italiana con età uguale o superiore ai 15 anni.