L’aria che respiriamo. Inquinamento e traffico urbano: responsabilità e comportamenti

di Giuseppe Pellegrini

Con l’avvicinarsi dell’inverno si ripresenta sulla scena pubblica una delle problematiche urbane più discusse: l’inquinamento atmosferico. Lo scorso anno, durante la stagione fredda, il problema dell’esposizione ai vari agenti inquinanti ha rappresentato un’emergenza per molti comuni italiani, spingendo numerosi sindaci ad emanare provvedimenti restrittivi riguardanti la circolazione dei veicoli.

Il tema della qualità dell’aria che respiriamo nelle nostre città è da alcuni anni una delle principali preoccupazioni delle amministrazioni pubbliche, sollecitate dai limiti imposti dalle normative europee e nazionali che richiedono l’adozione di soglie di attenzione più basse per varie sostanze inquinanti.

Ma come la pensano i cittadini? Quanto ritengono rilevante l’impatto del traffico sull’inquinamento delle proprie città? Quali soluzioni ritengono potenzialmente più efficaci? E quali comportamenti sarebbero disposti ad adottare in prima persona per contribuire a risolvere il problema?
La nuova indagine condotta nell’ambito dell’Osservatorio Scienza e Società permette di approfondire le opinioni su questo tema a partire dall’identificazione delle sue cause, affrontando il tema delle responsabilità individuali e istituzionali per giungere all’individuazione dei comportamenti ritenuti più opportuni.

Il traffico automobilistico è la principale causa di inquinamento urbano percepita dagli Italiani. Il dato assume particolare rilevanza considerando che ben sei Italiani su dieci lo considerano il primo fattore di degrado della qualità dell’aria, nettamente davanti alle emissioni di industrie e impianti domestici di riscaldamento (24% e 10% rispettivamente). Questa opinione è in linea con numerosi studi che individuano nel traffico veicolare la maggiore causa di inquinamento e di superamento dei limiti fissati dalle normative.
Vediamo ora quali potrebbero essere – secondo il parere degli Italiani – i comportamenti più efficaci per fronteggiare il problema dell’inquinamento.
A livello individuale, gli intervistati sono soprattutto disposti ad utilizzare i mezzi pubblici, modificando così le proprie abitudini legate all’uso di auto e motoveicoli privati (52,7%). Meno chiara, invece, la propensione ad acquistare veicoli scarsamente inquinanti (28,9%).
Queste intenzioni sono più diffuse tra i meno giovani e le donne, soprattutto per quanto riguarda l’uso dei mezzi pubblici. Ancor più circoscritta, infine, è l’intenzione di contribuire economicamente al sostegno della ricerca finalizzata a limitare l’inquinamento (9,6%), sostenuta da coloro che hanno un basso livello di scolarità.

Dai dati dell’indagine emerge chiaramente un orientamento che ritiene necessario affrontare il problema dell’inquinamento da traffico con misure di sistema mediante un’azione incisiva dello Stato in due direzioni: sovvenzionando i trasporti pubblici e favorendo la produzione di automobili meno inquinanti (31,2%, 30%).
Accanto a questi provvedimenti si ritiene utile che lo Stato intervenga a sostegno della ricerca per ridurre l’inquinamento (20%) e, in misura minore, per incoraggiare i comuni ad adottare provvedimenti di limitazione del traffico (13,2%). Il finanziamento della ricerca viene dunque ritenuto un’importante prerogativa delle istituzioni statali più che collegato al contributo diretto dei singoli cittadini.

Anche analizzando il ruolo delle amministrazioni locali troviamo un’indicazione del fatto che gli Italiani attribuiscono un ruolo prioritario – in termini di policy – alle agevolazioni per il trasporto pubblico.
La possibilità di usufruire di facilitazioni economiche è di gran lunga la misura ritenuta più efficace da metà degli intervistati – soprattutto dai meno giovani e meno scolarizzati – mentre altri interventi di tipo restrittivo raccolgono pochissime adesioni. E’ il caso dei limiti imposti al traffico urbano consentendo la circolazione a targhe alterne (19,1%) oppure con il blocco totale della circolazione (14,8%). Misure ancor più drastiche, come il pagamento di un pedaggio per entrare nei centri storici, sono giudicate positivamente solo da una ristretta minoranza (7,4%): un dato che segnala una sostanziale diffidenza verso i provvedimenti sanzionatori delle istituzioni locali.

Uno sguardo complessivo ai dati consente quindi di riconoscere una generale preoccupazione per la qualità dell’ambiente urbano, in cui prevale l’attenzione alle responsabilità istituzionali soprattutto per quanto riguarda le misure volte a facilitare l’uso di mezzi pubblici, la proposta di incentivi che favoriscano la produzione di veicoli alimentati con carburanti alternativi e in minor misura agli investimenti di ricerca in questo settore. Nel contempo si rileva una significativa disponibilità all’assunzione di responsabilità da parte dei cittadini: una disponibilità che – opportunamente sostenuta – potrebbe favorire comportamenti in grado di migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. A tale scopo viene indicata con chiarezza la necessità di agire su più fronti, valorizzando le soluzioni alternative e i comportamenti virtuosi piuttosto che inasprire le sanzioni e le misure di contenimento.

L’articolo è stato pubblicato il 23 novembre 2005 sull’inserto Tuttoscienzetecnologia del quotidiano La Stampa.

La rilevazione è stata condotta tramite interviste telefoniche con metodo CATI su un campione di 1029 casi, stratificato per genere, età e ripartizione geografica, rappresentativo della popolazione italiana con età uguale o superiore ai 15 anni. Maggiori dettagli nelle note metodologiche (in pdf)

E tu cosa ne pensi? Quanto ritieni rilevante l’impatto del traffico sull’inquinamento delle nostre città? E quali comportamenti saresti disposto a ad adottare in prima persona per contribuire a risolvere il problema? Esprimi la tua opinione o commenta i risultati emersi dall’Osservatorio, sul nuovo Forum Scienza e Società on-line

30 novembre 2005 | in: Osservatorio, Primo piano,