La scelta giusta. Giovani e studi scientifici

Giuseppe Pellegrini

È disponibile on-line il report dell’indagine Iris condotta da Observa sui neo-immatricolati alle facoltà scientifiche.

Le carriere scientifiche dei giovani sono spesso oggetto di discussione. Comunemente, si lamenta il calo delle iscrizioni ai corsi scientifici e si osserva che, una volta laureati, molti si recano per lavoro all’estero.
Ma qual è il profilo degli studenti e delle studentesse che frequentano i corsi scientifici?
Per rispondere a questa domanda Observa ha realizzato, nell’ambito del progetto internazionale Iris, un’indagine sugli iscritti al primo anno delle facoltà scientifiche.
Gli studenti e le studentesse italiane iscritti alle lauree scientifiche hanno ottenuto mediamente risultati brillanti alla scuola superiore e provengono da famiglie con un buon livello di istruzione. Secondo i dati dell’indagine, i giovani frequentano i corsi di scienze principalmente per l’interesse verso le materie proposte. In particolare, l’interesse per la matematica li orienta a diversi ambiti scientifici indipendentemente dal fatto di essere maschi o femmine.

Passando al giudizio sulla vita universitaria, gli studenti propongono un’immagine piuttosto positiva sotto il profilo delle opportunità. L’ambiente è considerato favorevole per sviluppare le potenzialità e ottenere buoni risultati, anche se lo sforzo richiesto è superiore al previsto.
Si riconosce un dominio maschile nell’ambito lavorativo accademico, soprattutto tra i maschi. Ma le studentesse dei corsi ad alta presenza maschile, come ingegneria meccanica, sono le più decise a denunciare disparità e a contribuire attivamente perché in tali corsi migliori il processo di femminilizzazione.
Ancora, sotto il profilo di genere si nota che le somiglianze tra maschi e femmine sono maggiori delle differenze. Ciò che determina la scelta delle discipline scientifiche è, infatti, un processo rilevante di autoselezione. Dai dati si evince chiaramente che tanto più un ambito disciplinare scientifico è definito per genere (particolarmente quando questo è prettamente maschile) tanto più le studentesse che vi studiano risultano simili ai maschi. Non si tratta solamente di un fenomeno di omologazione, ma risulta indiscutibile che alcune discipline siano fortemente caratterizzate e quindi attraggano più maschi o femmine, come nel caso dell’informatica e della biologia.
Nonostante la soddisfazione, ciò che emerge dalle nostre analisi è il rischio di un indebolimento del capitale umano rappresentato dagli studenti delle discipline scientifiche: il 20% dichiara di aver l’intenzione di lasciare il corso di studi, in ugual misura tra maschi e femmine e nei diversi indirizzi. Questo fenomeno rappresenta una delle più importanti sfide per le future politiche educative: la riduzione dell’abbandono nei corsi ad indirizzo scientifico.
Infine, è importante notare che non esistono differenze significative nei fenomeni oggetto di indagine tra le diverse aree del Paese, fatta eccezione dei servizi e dell’organizzazione dei corsi universitari. Ciò è piuttosto sorprendente, considerando le forti differenze di contesto socio-economico esistenti nel nostro Paese.

Giuseppe Pellegrini, tra i curatori dell’Annuario Scienza e Società 2011, è docente di Metodologia e Tecnica della Ricerca Sociale presso l’Università di Padova. È membro del comitato scientifico di Observa Science in Society e coordina la sezione “Scienza e Cittadini”.

13 giugno 2011 | in: Contributi, Ricerca, Tags: ,