La ricerca industriale al femminile

Observa al 4° convegno "Donne e Scienza" 16-18 settembre 2008

Con una spesa in R&S pari al 54% del totale, il settore privato europeo impiega il 48% di tutti i ricercatori occupati, ma di questi meno di un quinto è donna. In Italia, le ricercatrici impiegate nell’industria rappresentano il 16%, in Germania addirittura 12%, mentre in Francia e Irlanda arrivano al 20% e in Spagna al 22%. Le donne inoltre sono praticamente assenti dalle posizioni apicali delle organizzazioni private, mantengono funzioni prevalentemente amministrative e di servizio e godono di pochi riconoscimenti economici. In Germania, occupano soltanto il 5% delle posizione di leadership nelle istituzioni di ricerca industriale; negli Stati Uniti rappresentano solo il 15% degli amministratori commerciali; il 13% dei consiglieri di amministrazione e ben solo il 6% degli amministratori delegati.

Questi sono alcuni dei dati tratti dal volume Donne e Scienza. L’Italia e il contesto internazionale, che Observa presenterà a “Scienza, senza confini? Quarto Convegno Annuale Donne e Scienza”, organizzato presso l’Università di Trieste dal 18-20 settembre 2008.

Secondo Valeria Arzenton, che interverrà al convegno il 19 settembre, durante la sessione “Scienza e Ricerca industriale”, la ricerca privata tende ad acuire i limiti e le disuguaglianze di genere persistenti anche in altri ambiti professionali. Tra le ragioni, non si possono trascurare le difficoltà ancora maggiori di conciliare la carriera con gli impegni familiari e la cura dei figli, cui si aggiungono, nel caso dell’Italia, i limiti intrinseci del nostro sistema scientifico: i deboli investimenti in ricerca da parte delle imprese (0,55% del Pil, contro il 1,32% della Francia, il 1,76% della Germania e il 2,92% della Svezia ) e il numero esiguo di ricercatori (3 ogni mille occupati, rispetto agli 8 della Francia e ai 16 della Finlandia). Ma un aspetto altrettanto importante riguarda gli atteggiamenti e i pregiudizi delle donne nei confronti del loro stesso ruolo professionale. Per questo, è importante che le politiche di genere si orientino sia al miglioramento degli aspetti organizzativi del lavoro femminile, sia alla promozione di percorsi formativi che incoraggino le giovani ad acquisire maggiore consapevolezza e fiducia nelle proprie abilità e competenze, e un impegno crescente nel superare i modelli tradizionali della carriera scientifica e della suddivisione dei ruoli.

Per maggiori informazioni sul convegno “Scienza, senza confini? Quarto Convegno Annuale Donne e Scienza” visita il sito dell’associazione Donne e Scienza oppure scarica il programma.

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