Innovazione digitale: in Italia 3 cittadini su 10 sono “Tecnoesclusi”

Peggio di noi solo Grecia, Romania e Bulgaria. Il 28% degli italiani non ha mai utilizzato Internet, contro una media europea del 18%.

tecnoesclusi

Non c’è dubbio che i media digitali abbiano profondamente trasformato la nostra vita quotidiana. Tuttavia, l’enfasi e la retorica che spesso accompagnano il discorso sull’innovazione digitale tendono a trascurare il fatto che tale processo abbia coinvolto – e coinvolga tuttora – in modo profondamente diverso, settori differenti della popolazione.

“Tecnoesclusi” d’Italia: chi sono e quale posizione ricoprono nella classifica europea

Un dato emblematico e non abbastanza noto: quasi tre italiani su dieci risultano “tecnoesclusi”, ovvero completamente tagliati fuori dalle tecnologie digitali, a eccezione del telefono cellulare. Su 100 italiani, 28 non hanno mai usato Internet, né un computer (la media europea è del 18%, in Svezia i tecnoesclusi sono il 5%).

Tecnoesclusi in Europa

Tecnoesclusi in Italia

Tecnoesclusi italiani

La rilevanza del dato, è accentuata dal fatto che i tecnoesclusi sono concentrati soprattutto tra la popolazione meno scolarizzata e in età più avanzata. Una diversità che emerge anche dagli atteggiamenti verso l’innovazione. Gli orientamenti verso l’innovazione non dipendono unicamente dalle competenze cognitive possedute, dall’esposizione ai media o dalla partecipazione a eventi o manifestazioni legate alla divulgazione e alla ricerca.

Indice di “apertura al nuovo”: l’importanza dell’istruzione nel contatto con i temi della ricerca e dell’innovazione

I dati rilevati in questi ultimi anni dall’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società hanno portato a interrogarsi su quali elementi, in condizioni di incertezza informativa, concorrano a definire orientamenti ottimistici o pessimistici verso nuovi settori di ricerca e innovazione. In questo modo, si è messa in luce un’ulteriore dimensione di sfondo – definita «apertura al nuovo» – che caratterizza in modo comune e trasversale aspettative e orientamenti verso aree emergenti (es. biotecnologie, ICT, nanotecnologie), a prescindere dal contenuto scientifico-tecnologico specifico, quasi che si trattasse di una sorta di «profilo di personalità».

Indice di apertura al nuovo

L’indice di «apertura al nuovo» raggiunge punteggi elevati nel 47% dei casi e caratterizza in misura maggiore i soggetti più giovani e, soprattutto, più istruiti. La maggioranza dei 15-44enni esprime un grado elevato apertura al nuovo, una quota che sale al 65% tra i laureati, contro solo il 16% dei meno istruiti.

Questo dimostra, ancora una volta, l’importanza dell’istruzione per valutare i diversi aspetti della ricerca, e il divaricamento sempre più marcato tra i più istruiti, che si sentono personalmente più preparati a sfruttare le opportunità offerte dai nuovi settori tecno-scientifici e ad affrontare anche eventuali conseguenze inattese o aspetti critici, e i meno istruiti.

LEGGI ANCHE: “Costruire coscienza digitale”,
il commento del prof. Massimiano Bucchi su Web e assenza di regole

Dov’è il tasto “Any”? La “tecnoesclusione” nei cartoni animati:

Articolo a cura di: Massimiano Bucchi – @MassiBucchi
Grafici a cura di: Barbara Saracino – @BarbaraSaracino e Andrea Rubin  - @AndreaRubin85
Video a cura di: Alberto Brodesco – @il_brod
Editing a cura di: Veronica Drago @VeronicaBeast

22 settembre 2016 | in: News,