Interessate e attive nella scienza, ma ancora poche nei ruoli chiave della ricerca.

In uscita la prima edizione di "Donne e Scienza 2008. L'Italia e il contesto internazionale".

Observa, in collaborazione con UNESCO, presenta una inedita raccolta di dati e informazioni sulla presenza delle donne nella ricerca e sugli orientamenti pubblici verso le questioni di genere nelle scienza, con contributi e testimonianze di illustri scienziate e ricercatrici, quali Margherita Hack e Rita Levi Montalcini

L’Italia è uno dei Paesi Europei in cui le donne che lavorano nella ricerca guadagnano di meno rispetto ai colleghi maschi: in media, una ricercatrice italiana percepisce il 33% in meno di un ricercatore.

Le donne italiane sono inoltre scarsamente presenti nei ruoli chiave del mondo della ricerca: poco più di un componente su dieci dei comitati scientifici in Italia è donna (12%), contro tre su dieci nel Regno Unito e quasi cinque su dieci in Norvegia. Questo nonostante siano donne, nel nostro Paese, almeno sei laureati o dottori di ricerca su dieci in medicina e farmacia e più di uno su due in scienze della vita, fisica e agraria e nelle facoltà italiane di scienze naturali e ingegneria insegnino in proporzione più docenti donne che in Germania, Francia o Austria.

Sono alcuni dei dati che emergono dalla prima edizione di Donne e Scienza 2008. L’Italia e il contesto internazionale, pubblicato in questi giorni da Observa – Science in Society.

Il volume, pubblicato in collaborazione con UNESCO Ufficio di Venezia – Ufficio Regionale per la Scienza in Europa (BRESCE) , Studio Pirovano Consulting S.r.l. e l’associazione FAiR, presenta una raccolta di dati e informazioni, provenienti dalle più autorevoli fonti nazionali e internazionali, non solo sulla presenza della donna nella ricerca, ma anche sugli orientamenti del pubblico femminile verso scienza e tecnologia e sulle attività internazionali, associative e progettuali promosse a favore delle donne nella scienza. Arricchiscono la pubblicazione testimonianze e contributi di illustri scienzate e ricercatrici, come Margherita Hack, Rita Levi Montalcini e Joan Lunney.

Secondo Valeria Arzenton, tra i curatori del volume, i dati raccolti confermano che “per le donne nella ricerca esiste “un soffitto di cristallo”: anche se molte ragazze intraprendono, con buoni risultati, gli studi scientifici, sono ancora poche le risorse femminile che vengono adeguatamente valorizzate nelle fasi successive della carriera”. Eppure gli stessi ricercatori europei non percepiscono alcuna differenza nelle competenze professionali e di ricerca tra maschi e femmine e anzi sono i primi a lamentare la mancanza di un numero adeguato di donne soprattutto in posizioni di responsabilità e di direzione. Un limite, fra l’altro, di cui anche i cittadini sono consapevoli: il 62% degli Europei auspica una maggiore presenza delle donne nella ricerca.

Negli ultimi anni, comunque, l’attenzione e l’impegno a favore dell’uguaglianza di genere nella scienza sono visibilmente aumentati. Oggi si contano oltre 50 organizzazioni europee, tra associazioni, fondazioni e networks, fondate per sostenere il ruolo e la professionalità delle donne nel mondo scientifico; almeno 17 sono le borse di studio e i premi scientifici (di cui 5 italiani) espressamente destinati a ricercatrici e a studentesse che si sono distinte nelle loro attività scientifiche; innumerevoli i progetti internazionali che, grazie anche al supporto della Commissione Europea, sono stati intrapresi per promuovere le pari opportunità nel campo della scienza e della tecnologia.

Al fine di monitorare le tendenze e i cambiamenti negli orizzonti professionali delle donne nella ricerca, Donne e Scienza intende diventare un appuntamento periodico, che consenta di seguire l’andamento nel tempo delle questioni di genere con un costante aggiornamento dei dati e delle informazioni.

Sfoglia un’anteprima del volume.

La versione integrale del volume, riservata ai soli soci di Observa, è disponibile qui.

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