GLOBULANDIA, un’avventura in rosso

La fiction che è in noi, di Gloria Pravatà

Tra i luoghi comuni più diffusi, vi è quello che spesso la scienza non si studia o non si apprende perché è “difficile” da raccontare e, specie per la medicina, tanti nomi, definizioni, anche dall’etimologia complessa, distraggono l’ascoltatore che si perde il vero significato delle cose. Sfatata questa urban legend dalla mostra-spettacolo allestita dal Centro Nazionale Sangue, in collaborazione con la rete OMS-Città Sane, sotto la supervisione di SIMTI che ha monitorato tutti gli aspetti scientifici, in qualità di partner, lasciando poi spazio alla divulgazione editoriale resa più accattivante da una narrazione più “fiction” e soprattutto da scenografie ed effetti video e sonori degni del cinema.

“Un’avventura in rosso”, mostra didattico‐scientifica patrocinata dal Ministero della Salute, è dedicata agli studenti delle scuole medie inferiori e superiori , nonché al pubblico generico di ogni età. Realizzata con l’apporto creativo di giovani artisti italiani, dopo un lungo lavoro di ricerca e sintesi multidisciplinare, la mostra si presenta come un percorso‐avventura alla scoperta del sangue, un fluido storicamente ricco di mistero e, oggi, un vero e proprio farmaco salvavita. Gli aspetti culturali, storici, scientifici dell’Universo sangue, nella più generale cornice di riferimento delle scelte di vita salutari, verranno proposti con rigore scientifico e senza tralasciare il fascino e il divertimento che ogni viaggio (anche quello all’interno del corpo umano!) porta con sé.

Questa è una gemma che abbiamo estrapolato, tra le tante curiosità, anche perché la figura di questo “pioniere” della scienza trasfusionale, scelto come “mentore” per aver unito immaginazione, visionarietà a metodo, incarna i valori che dovrebbero preservare la “buona scienza” dalla vendita di illusioni mercatistiche spacciate per rivoluzioni terapeutiche.

Antonio van Leewenhoeck di mestiere fa il fabbricante di tessuti a Delft, è esperto di stoffe, di cui è abituato a valutare il pregio, l’ordito e la solidità. Non capisce il latino, non ha studiato, ma cerca di darsi una cultura e la medicina lo affascina. Passa interminabili ore della sera a studiare il corpo umano e a leggere manuali di ottica, cercando soprattutto di capirne i disegni, aiutandosi con l’immaginazione.

Prima che il commerciante olandese giungesse alla conclusione che il sangue non è solo un liquido di colore rosso, ma che contiene tanti piccoli corpuscoli che lui chiama globuli, all’Università di Bologna, Marcello Malpighi osserva che il sangue è composto da un liquido biancastro e da alcune particelle rosse che chiama parte solida del sangue. È il 1667.

Sette anni più tardi, un altro olandese, Jan Swammerdam, osserva al microscopio un pezzo di intestino e scopre nel sangue rimasto nei villi intestinali la presenza dei globuli rossi.

I tre studiosi hanno scoperto che il sangue non è solo un liquido dal colore rosso, ma contiene alcune parti che chiamano nel modo più diverso. Non si sa ancora bene a che cosa servano questi piccoli corpi rossi. Si sa solo che esistono. Ci vorranno ancora quasi duecento anni, molti progressi nell’ottica e soprattutto le scoperte sulla teoria cellulare alla base della moderna biologia, prima di arrivare a dire che i globuli rossi sono la cellula più conosciuta del corpo umano.

Inaugurata il 10 ottobre 2012 a Modena, città sede della Presidenza della Rete OMS, prosegue il suo road show a Genova per il Festival della Scienza (25/10-4/11) per poi riprendere nel 2013 in diversi capoluoghi italiani aderenti alla rete e forse potrà anche fare trasferta all’estero, perché quando la scienza fa spettacolo, è un “bene” che sia condivisa da tutti.

Info su www.centronazionalesangue.it

Gloria Pravatà è Communication and Press Office Manager presso il Centro Nazionale Sangue (CNS).