Gli xenotrapianti tra medicina e società

XENOME, un progetto scientifico con una forte inclinazione sociale
Mariachiara Tallacchini

XENOME è un progetto di ricerca quinquennale iniziato nel 2006 nell’ambito del 6PQ e finanziato dalla Commissione Europea. Riunisce esperti da numerosi campi medici dalla biologia, alle scienze veterinarie, immunologi, chirurghi specializzati nei trapianti, ma anche studiosi di etica, avvocati e sociologi provenienti da tutta Europa per migliorare e sostenere le scienze e le tecnologie relative allo xenotrapianto.

Secondo la definizione adottata nella direttiva statunitense del 2001 – che costituisce la base di tutte le normative esistenti – lo xenotrapianto è definito come “qualsiasi procedura che comporta il trapianto, l’impianto o l’infusione in un destinatario umano di organi, tessuti o cellule vitali di origine animale (xenotrapianto di tipo A) o di fluidi del corpo umano, cellule, tessuti o organi che hanno avuto contatti ex vivo con cellule vive, tessuti o organi di origine animale (xenotrapianto di tipo B)”.

L’obiettivo principale del progetto è quello di produrre i dati necessari affinché lo xenotrapianto progredisca verso la sua fase clinica iniziale. I nuovi dati della ricerca mirano a rafforzare sia l’efficacia sia la sicurezza degli xenotrapianti. In particolare al centro del progetto c’è la creazione di un forte programma di sicurezza che permetta il progresso clinico dello xenotrapianto.

La costruzione di tale programma richiede che si prendano in considerazione sia le dimensioni scientifiche sia quelle sociali. Da un lato, questo comporta lo sviluppo di tecnologie per la diagnosi precoce delle infezioni, la progettazione di un piano di sicurezza per il contenimento efficace di spiacevoli eventi contagiosi, l’allevamento di una mandria di maiali di origine “pulita”, la disattivazione delle sequenze PERV (retrovirus suini) e la fornitura dei dati relativi alla sicurezza derivati dagli studi in vivo di lungo termine sui riceventi di xenotrapianti da primate. Dall’altro lato, l’attenzione viene dedicata alle norme di sicurezza, alla comunicazione del rischio e alla discussione pubblica della nuova tecnologia. A questo proposito, il progetto sta lavorando alla creazione di una solida struttura etica, sociale e normativa per la ricerca sugli xenotrapianti (e forse per l’applicazione clinica). Questa seconda struttura è la sfida pratica e intellettuale che il gruppo dei ricercatori di XENOME, incaricati degli aspetti sociali, etici, legali e politici, sta fronteggiando.

Le ragioni di questa speciale attenzione alla sicurezza sono legate alla storia dello xenotrapianto stesso. Lo xenotrapianto è passato attraverso una lunga storia di sperimentazioni in termini sia scientifici che sociali, determinata da sfide quasi uniche innescate da questa tecnologia biomedica. Iniziato come una tecnica chirurgica pioneristica negli anni Sessanta (quando il neonato Baby Fae ricevette il trapianto di un cuore di babbuino e morì dopo 14 giorni), lo xenotrapianto è diventato rapidamente un ambito molto complesso e interdisciplinare, che coinvolge una varietà di conoscenze, approcci e prospettive in chirurgia e biotecnologia, immunologia e malattie infettive.

Le potenziali minacce associate alla trasmissione di agenti patogeni da una specie all’altra attraverso il trapianto d’organi e di tessuti, sono state riconosciute per tempo e hanno reso molto controversa l’attuazione dello xenotrapianto. L’armonizzazione tra diritti individuali e collettivi in materia di salute si è dimostrata difficile da raggiungere e la relazione tra benefici (incerti) per i pazienti e rischi (indeterminati) per la società è sembrata squilibrata. La diffusione del virus HIV nei tardi anni Ottanta e nei primi anni Novanta, e la successiva comparsa di altre malattie infettive come la SARS e l’influenza aviaria, insieme alla forte opposizione agli OGM in Europa, hanno influenzato profondamente gli atteggiamenti istituzionali e pubblici verso lo xenotrapianto. Alla fine degli anni Novanta alcuni membri della comunità scientifica e alcuni sistemi normativi hanno invocato una moratoria sulla sperimentazione clinica dello xenotrapianto. Per un certo periodo, questo richiamo è stato anche applicato da alcuni paesi europei (per esempio, Paesi Bassi e Danimarca) e non europei (come l’Australia).

Tuttavia, i mutamenti maggiori sono avvenuti negli ultimi anni, sia sul versante scientifico che su quello sociale. Per quanto riguarda l’approccio scientifico lo xenotrapianto ha spostato il suo fulcro dagli organi alle cellule e ai tessuti, e ora lo si concepisce – e lo si regola – soprattutto come un prodotto farmaceutico. Le terapie cellulari e i prodotti dell’ingegneria tessutale non solo mostrano risultati promettenti e sono stati testati di recente in alcuni studi clinici in tutto il mondo (per esempio, le isole pancreatiche dei suini usate come cura per il diabete), ma potrebbero anche comportare meno rischi degli organi. Dal punto di vista sociale, lo xenotrapianto rappresenta uno degli ambiti principali dove sono state esaminate nuove procedure di consultazione e di coinvolgimento pubblico – specialmente in Canada e Australia, e più di recente in Nuova Zelanda – come opportunità per rendere le democrazie più aperte, trasparenti e partecipative.

Di certo queste esperienze hanno aiutato la successiva attuazione delle nano-scienze e delle nano-tecnologie, la cui comparsa (e i rischi evocati) non hanno dato luogo – nel bene e nel male – agli stessi conflitti sociali che la biotecnologia aveva provocato in precedenza. Inoltre, gli esercizi di democrazia menzionati sopra, assieme al calo di timori per le nuove tecnologie viste come uniche fonti di minaccia, hanno contribuito positivamente alla ricomparsa tranquilla e quasi silenziosa delle terapie xenobiotiche cellulari e tessutali.

Gli aspetti sociali, etici e legali implicati nelle norme e nell’attuazione dello xenotrapianto sono cambiati assieme a questi sviluppi scientifici e socio-politici. Lo xenotrapianto solleva un numero di questioni che vanno dall’etica degli animali ai diritti umani, dal consenso informato alla salute pubblica all’accettazione democratica di politiche tecno scientifiche, le quali sono state tutte prese in considerazione da diversi modelli normativi negli Stati Uniti, in Europa, in Canada e in Australia. Questi modelli espongono visioni eterogenee delle relazioni tra scienza, cittadini e democrazia, e si occupano di rischi e di diritti in modi peculiari, dipendenti dal contesto e influenzati culturalmente. Inoltre, molte visioni dei ruoli del pubblico e molte costruzioni di pubblici differenti sono associate ai tentativi di dare un senso a ciò che i cittadini pensano, desiderano, o sono pronti ad accettare, e di immaginare concezioni alternative o complementari del processo decisionale collettivo su scienza e tecnologia.

Mariachiara Tallacchini è professore ordinario in Filosofia del Diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Piacenza, dove tiene il corso di “Scienza, Tecnologia & Diritto” e insegna “Bioetica” presso il Corso di laurea in Biotecnologie dell’Università degli Studi di Milano. È membro del Comitato Scientifico di Observa Science in Society.

Observa sta conducendo un’indagine sulla percezione pubblica degli xenotrapianti in cinque Paesi europei nell’ambito del progetto XENOME.