Gli italiani e la scienza

Primo rapporto su scienza, tecnologia e opinione pubblica in Italia

Gli italiani hanno grande fiducia nella scienza, ma chiedono un maggior coinvolgimento.

L’81% ritiene che senza investimenti in ricerca l’Italia sia destinata al declino. Molto elevata la credibilità degli scienziati, ma non mancano i giudizi critici su trasparenza e meritocrazia: per il 64% “nel mondo della ricerca fa carriera solo chi è raccomandato”.Oltre un intervistato su due si aspetta un maggiore impegno da parte dei ricercatori per informare i cittadini.

A cura di Observa-Science in Society, con il sostegno della Compagnia di San Paolo

Gli italiani esprimono interesse e attenzione per la scienza, soprattutto se presentata in tv o nei quotidiani, e guardano con favore alle opportunità di incontro e di dialogo con gli scienziati. Per la maggioranza scienza e ricerca sono fattori imprescindibili per il benessere e la crescita economica, ma vanno gestite con la partecipazione di tutti i cittadini.

Sono alcuni dei dati che emergono da “Gli Italiani e la Scienza. Primo rapporto su scienza, tecnologia e opinione pubblica in Italia” realizzato da Observa – Science in Society, con il sostegno della Compagnia di San Paolo e presentato in anteprima il 18 febbraio in occasione della pubblicazione dell’Annuario Scienza e Società 2008.
Lo studio propone, in forma sistematica, i dati originali sugli atteggiamenti e le percezioni dei cittadini verso scienza e tecnologia raccolti nel corso del 2007 dall’Osservatorio Scienza e Società. Una fotografia dello stato dei rapporti tra cittadini e scienza inedita per il nostro Paese.

L’immagine della scienza che prevale nell’opinione pubblica è generalmente positiva: la stragrande maggioranza ne riconosce i benefici e il ruolo centrale nello sviluppo economico. E gli scienziati spiccano come l’interlocutore più credibile, allorché scienza e tecnologia divengono socialmente rilevanti, seguiti da ambientalisti e associazioni civiche, mentre la politica appare su questi temi in grave deficit di credibilità.

La ricerca scientifica è una priorità in materia di investimenti pubblici per un italiano su sei, dopo assistenza sanitaria, istruzione e lotta alla criminalità, ma nettamente davanti a trasporti e viabilità. I settori di ricerca considerati da privilegiare sono soprattutto quelli legati all’ambiente: la ricerca sulle energie rinnovabili catalizza da sola il 45% delle risposte, seguita dagli studi sui mutamenti climatici (16,4%).

Gli orientamenti degli italiani non sono tuttavia esenti da ambivalenze, in particolare su aspetti più specifici dell’organizzazione della ricerca: un numero non trascurabile di italiani critica sia la permeabilità della ricerca nei confronti degli interessi economici, sia la poca trasparenza delle procedure di reclutamento: per il 64% “nel mondo della ricerca fa carriera solo chi è raccomandato”. Ancor più diffusa è la sensazione che la ricerca italiana sia penalizzata da un eccessivo condizionamento della politica.

Secondo Massimiano Bucchi, professore di Sociologia della Scienza all’Università di Trento e tra i curatori dell’indagine insieme a Valeria Arzenton, “emerge a diversi livelli una richiesta di maggiore partecipazione alle decisioni che riguardano scienza e tecnologia: oltre l’80% ritiene che i cittadini dovrebbero essere più coinvolti e il 43% afferma addirittura che anche le priorità della ricerca debbano essere definite con il concorso di ‘tutti i cittadini’. Ugualmente diffusa è l’aspettativa di un maggiore impegno, da parte dei ricercatori, per informare i cittadini sui risultati delle proprie ricerche”.

Nel complesso, gli atteggiamenti degli italiani verso la scienza possono essere riassunti in quattro tipi fondamentali: l’antiscientista disinformato (26,8%, poco attento e in generale scettico, più diffuso tra i meno istruiti e i più anziani), lo scientista informato (13,6%, il più interessato e fiducioso, prevalente giovane, maschio e molto istruito), il pragmatico informato (15,8%, ha una visione utilitaristica della scienza, che apprezza soprattutto per le sue implicazioni pratiche) e il critico ottimista (43,8%, ottimista sulle implicazioni della scienza, ma perplesso soprattutto sulle attuali logiche organizzative della ricerca).

Per conoscere i risultati principali dell’indagine, leggi la sintesi o ascolta l’intervento di Massimiano Bucchi alla trasmissione Radio3Scienza di Martedì 19 febbraio 2008.

La versione integrale di “Gli italiani e la scienza” è contenuta nel volume Annuario Scienza e Società 2008 ed è accessibile in formato pdf ai soci di Observa – Science in Society (tramite password).

Per informazioni, l’Ufficio Stampa di Observa – Science in Society è disponibile ai seguenti recapiti:

tel e fax 0444 305454; email info@observanet.it

L’Osservatorio Scienza e Società è dal 2003 il primo monitoraggio permanente delle tendenze e degli orientamenti dell’opinione pubblica italiana nei confronti di ricerca e innovazione tecnologica. Promosso da Observa Science in Society con il sostegno della Compagnia di San Paolo, l’Osservatorio nasce con l’intento di offrire a policy makers, media, istituzioni di ricerca e cittadini una solida base conoscitiva, suscettibile di comparazione a livello internazionale e di aggiornamenti periodici, per favorire un dibattito informato e costruttivo sui temi del rapporto tra scienza e società. È condotto tramite interviste CATI su un campione di 1000 casi, rappresentativo della popolazione italiana di età superiore a 15 anni, con la supervisione scientifica di Massimiano Bucchi (Università di Trento), Federico Neresini e Giuseppe Pellegrini (Università di Padova) e la direzione di Valeria Arzenton (Observa – Science in Society).

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