Earth art of a changing world. Arte e Cambiamento Climatico

Cristina Orsatti

Tra le varie iniziative che cercano di attirare l’attenzione del pubblico sul tema del Global Warming, vale la pena di segnalare quelle di tipo culturale e artistico proposte in varie parti d’Europa – si tratta di un mix di: arte, scienza, cambiamento climatico e pubblico. Mentre in Italia si fa fatica a fare dei ragionamenti integrati e interdisciplinari sul cambiamento climatico e la cultura a partire dall’accademia ma prima ancora dalla politica, la Gran Bretagna pare esprimere una volontà politico istituzionale precisa nel sostenere anche finanziariamente novità e eventi interdisciplinari importanti su questi temi (lo fa con il sostegno del British Council e la Royal Academy, le maggiori istituzioni culturali artistiche del paese e privati).

Almeno due sono gli eventi che richiamano la nostra attenzione. Lo “Shift” festival che inizierà il 29 gennaio 2010 – uno stimolante, provocatorio programma sul cambiamento climatico e la cultura presso il Southbank Centre di Londra – e “Earth art of a changing world”, una mostra d’arte e scienza in corso che presenta 35 artisti internazionali sul tema del cambiamento climatico e il ruolo dell’arte fruibile fino al 31 gennaio presso la Royal Academy di Londra al 6 di Burlington Gardens.

Organizzato da Cape Farewell the cultural response to climate change (associazione culturale che prende il nome da un’esplorazione svolta nel 2008 nell’Artico a Capo Buona Speranza), il Festival ha lo scopo di attrarre l’attenzione della gente sugli effetti che le correnti oceaniche hanno su di noi e il nostro clima attraverso sperimenti scientifici, film, live web broadcasts, eventi, mostre e il lavoro di artisti e educatori. La mostra dà invece l’opportunità di vedere alcune tra le opere di artisti e scienziati sul tema arte e cambiamento climatico svolte proprio durante l’esplorazione del 2008 sull’Artico.

La mostra propone una riflessione su come il mondo e il nostro senso della bellezza siano ridefiniti dall’impatto del cambiamento climatico. Frutto del lavoro svolto da artisti, scienziati, musicisti la mostra esprime la bellezza, la fragilità, la delicatezza, la forza, ribelle, spaventosa, della natura e conclude con la bellezza ridefinita dal cambiamento climatico, e nuove nozioni di cura e empatia per il nostro ambiente naturale. Al centro dello show un gruppo di opere delucidano il ruolo dell’artista nella società nel ciclo dell’evoluzione umana e culturale. Gli artisti divulgano il tema del cambiamento climatico e delle sue conseguenze trasformando la scala globale del fenomeno in una narrazione umana, mostrando gli effetti del carbonio sulla natura in vari modi (es. scheletro di balena con cristalli di carbonio cresciuti dalle modificazioni climatiche), discutendo di come la terra interagisca con il tema del cambiamento climatico e dell’arte per incoraggiare riflessioni sulla sicurezza della nostra esistenza, la stabilità, gli stili di vita, le emergenze contemporanee, le urgenze politiche. L’originalità del lavoro di scienziati, artisti, musicisti sta nell’interdisciplinarità degli eventi proposti e prodotti nelle spedizioni scientifico-culturali al Polo Nord Cape Farewell come sulle Ande con artisti come Daniel Harvey, Gary Hulme, William Hunt, musicisti come Laurie Anderson, Jarvis Jocker e scienziati dell’Università di Oxford, il Centro nazionale oceanografico britannico, che si parlano e si confrontano su urgenze comuni. Un’originalità che si palesa anche nell’approccio divulgativo di questo gruppo di artisti che si rivolge a diversi pubblici e cerca di attrarli attraverso linguaggi comprensibili a livelli eterogenei di competenza. L’esposizione curata dal direttore di Cape Farewell David Buckland e dalla curatrice della Royal Academy Kathleen Soriano si è infatti aperta a un dibattito originale tra scultori, documentaristi, scienziati e scrittori che hanno invitato il pubblico a esaminare possibili risposte ai fenomeni del clima.

Intervistiamo il direttore di Cape Farewell David Buckland sul tema del cambiamento climatico e le attività culturali interdisciplinari e divulgative a cui si sta dedicando:

D. Che tipo di cambiamento culturale si immagina e configura per il futuro?

R. Se sapessi la risposta a questa domanda … quello che dobbiamo affrontare in modo più urgente è il problema delle emissioni di carbonio … alla ricerca di un nuovo paradigma economico. Il passaggio culturale, lo vedo da una società del consumo a una società che si basa sull’espressione culturale, e che utilizza tutte le possibilità di energia alternativa ecologica dal sole, dal vento, fattorie in Africa … Oltre ciò è importante riformulare la nozione di valore economico e sociale.

D. Qual è stata la sua esperienza di Cape Farewell e la sua collaborazione con scienziati, cosa ha trovato difficile e al contrario eccitante, una sfida … ?

R. L’esperienza di collaborazione con gli scienziati è stata fantastica, l’opportunità di connettere scienza e l’arte e creare un dialogo potenziale tra le due è stata splendida. Adoro il cervello scientifico, le menti scientifiche … gli scienziati hanno lo stesso amore per la bellezza che hanno gli artisti nel rivelare ad esempio lo splendore squisito di una formula. Il procedimento è lo stesso lo scienziato inizia con un ipotesi che viene convalidata, l’artista conosce un paradigma e lo esprime creando un qualcosa di nuovo in modo rigoroso.

D. Cos’è innovativo nel vostro progetto?

R. Se il nostro progetto non fosse innovativo non ci lavoreremo. L’agenda sul cambiamento climatico ha bisogno di grande visione, velocità, rischio: bello e calcolato a quella e non a un’altra velocità. Questo è molto innovativo Cape Farewell propone “quel” tipo di criterio di misurazione della bellezza.

D. Lavorate con le Nazioni Unite il programma ambiente, i musei di scienze naturali e d’arte di fama internazionale avete vari partner e livelli di comunicazione attraverso gruppi esperti e non, e pare che voi cogliate ogni opportunità per diffondere un messaggio. Qual è il vostro messaggio?

R. Il clima è sfida culturale. Ho visto il sindaco di Toronto David Miller e i sindaci delle 40 città coinvolte nella Clinton Iniziative per discutere di cultura e cambiamento climatico. Le città sono responsabili per il 70% delle emissioni globali e si sono riunite a Copenhagen.

D. Quali sono i lavori artistici più rappresentativi di Cape Farewell?

R. Burning Ice exibition, the art from the artic, “what if” una poesia di tre minuti di Lemn Sissay sul nostro modo distruttivo e sbagliato di portare avanti il progresso, poeta che si è unito a Cape Farewell nel 2008, Lemn Sissay è un poeta britannico, poi mi piace il mio lavoro.

D. Qual è l’evento scientifico più significativo che è emerso durante le vostre esplorazioni?

R. Il momento più rischioso è stato quando ci siamo intrappolati nel Greenland 36 ore Eravamo lontani dalla barca di salvataggio e lì ci siamo resi conto quanto la natura sia potente, travolgente, grande. Dieci anni fa nessuno parlava di cambiamento climatico.

D. Può dirci in quali attività esplorazioni siete coinvolti?

R. Il lavoro sulle Ande sta avendo ripercussioni positive, lo SHIFT festival ci sarà alla fine di gennaio, andiamo in Russia il prossimo settembre 2010 con un gruppo di scienziati e artisti.

Contributo della Dott.ssa Cristina Orsatti – FEM S. Michele All’Adige (Trento)