Cinque per mille alla ricerca

Su Nova24 i nuovi dati dell'Osservatorio

Il “cinque per mille” piace agli italiani: due terzi dei contribuenti quest’anno hanno già deciso di devolverlo al terzo settore o alla ricerca scientifica. Quest’ultima in particolare potrà beneficiare del sostegno di tre contribuenti su dieci (quattro tra i laureati e i cittadini in età lavorativa).
Ma nel complesso sono quasi tre quarti gli italiani che ritengono utile finanziare la ricerca (anche) con il cinque per mille. Tra le principali motivazioni indicate il fatto che questa possibilità permette ai cittadini di premiare gli istituti più meritevoli (25%), impone agli enti di ricerca una maggiore trasparenza (24%) e rende più partecipate le decisioni sui finanziamenti alla ricerca (20%).

Un ulteriore importante segnale, questo, di quella richiesta di maggiore coinvolgimento nelle decisioni su scienza e tecnologia che si registra ormai da alcuni anni, non solo nel nostro Paese.

Articolo pubblicato il 26 giugno 2008 da Valeria Arzenton su Nova24, inserto de Il Sole 24 Ore.
I dati completi sono disponibili in .pdf

L’Osservatorio Scienza e Società è dal 2003 il primo monitoraggio permanente delle tendenze e degli orientamenti dell’opinione pubblica italiana nei confronti di ricerca e innovazione tecnologica. Promosso da Observa Science in Society con il sostegno della Compagnia di San Paolo, l’Osservatorio nasce con l’intento di offrire a policy makers, media, istituzioni di ricerca e cittadini una solida base conoscitiva, suscettibile di comparazione a livello internazionale e di aggiornamenti periodici, per favorire un dibattito informato e costruttivo sui temi del rapporto tra scienza e società. È condotto tramite interviste CATI su un campione di 1000 casi, rappresentativo della popolazione italiana di età superiore a 15 anni, con la supervisione scientifica di Massimiano Bucchi (Università di Trento), Federico Neresini e Giuseppe Pellegrini (Università di Padova) e la direzione di Valeria Arzenton (Observa – Science in Society).

La rilevazione a cui fa riferimento l’articolo è stata condotta tramite interviste telefoniche con metodo CATI su un campione di 996 casi, stratificato per genere, età e ripartizione geografica, rappresentativo della popolazione italiana con età uguale o superiore ai 15 anni.