All’esame del senato il testo di legge sul testamento biologico.

Ma come la pensano gli Italiani? Lo rivelano i dati più recenti dell'Osservatorio Scienza e Società.

La discussione delle proposte di legge sul testamento biologico tocca numerosi aspetti rilevanti nel rapporto tra scienza e società, dal diritto alla salute e all’autodeterminazione del paziente al ruolo della medicina e della scienza nella definizione stessa di vita e di morte e solleva interrogativi di difficile soluzione. E’ giusto mantenere in vita una persona allo stato vegetativo che non abbia nessuna speranza di miglioramento? E’ legittimo che sia la stessa persona malata ad indicare in anticipo le cure accettate o rifiutate per quando non sarà più in grado di intendere o di volere?
I risultati di una recente indagine dell’Osservatorio Scienza e Società mettono in evidenza come la netta maggioranza degli Italiani – il 73% – sia favorevole al cosiddetto “testamento biologico”. Si tratta di un dato ancor più interessante se si considera che non emergono grandi differenze fra cattolici (71%) e non credenti (83%).

E’ probabile che sulla percezione del tema abbia influito il dibattito accesosi tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007 sulla vicenda di Piergiorgio Welby e ancor prima quello legato al caso americano di Terry Schiavo. Vi è infatti anche una significativa differenza negli orientamenti sull’eutanasia rispetto a quelli rilevati nel 2005. Oggi prevalgono i favorevoli alla possibilità di interrompere le cure qualora venisse richiesto da una persona senza speranza di guarigione (dal 30% al 42%); in passato, al contrario, prevaleva la posizione di chi sosteneva la necessità di prolungare la vita con tutti i mezzi possibili (40%). Sul tema dell’eutanasia, peraltro, le differenze fra cattolici e non credenti si riducono ulteriormente. La diversità si manifesta piuttosto rispetto alle altre due opzioni: quasi un terzo dei cattolici propende per il mantenimento in vita a tutti i costi (13% fra i non credenti); il 33% dei non credenti ammette invece la possibilità di provocare la morte con un farmaco (14% dei cattolici).

L’articolo è stato pubblicato in versione ridotta su Nova24 de Il Sole24Ore.

I risultati completi dell’indagine sono disponibili qui.

L’indagine è stata realizzata nell’ambito dell’Osservatorio Scienza e Società, iniziativa di Observa con il sostegno della Compagnia di San Paolo. La supervisione scientifica è di Massimiano Bucchi (Università di Trento), Federico Neresini e Giuseppe Pellegrini (Università di Padova), in collaborazione con Valeria Arzenton.

La rilevazione è stata condotta tramite interviste telefoniche con metodo CATI su un campione di 988 casi, stratificato per genere, età e ripartizione geografica e rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai 15 anni.

7 giugno 2007 | in: News, Ricerca, Tags: ,